Illuminazione nel ritratto fotografico: esercitarsi in tutta tranquillità

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volto di una statua Un metodo per imparare a gestire le fonti di illuminazione, in tutta tranquillità, per realizzare ritratti in posa, è utilizzare come soggetto una statua in gesso.

All’inizio, è meglio esercitarsi con un oggetto inanimato, ma che abbia sembianze umane, per tre motivi fondamentali.

1) Le statue non si muovono e sono già disposte in una posa fotogenica.

E’ così possibile dedicare tutte le proprie energie a trovare le angolazioni migliori da dove scattare, senza essere costretti a dare direttive, suggerire pose o preoccuparsi dell’espressione del viso, come al contrario avviene, quando si ha di fronte un essere umano.

2) Le statue non si stancano mai, le persone invece sì!

Ciò significa, che si può fotografare per tutto il tempo che si vuole, fare prove su prove fino a sistemare l’illuminazione nel modo più opportuno, senza che nessuno si annoi o si lamenti.

Inoltre, se si chiede ad una persona di mettersi in posa, la si tiene impegnata per decine di minuti e, alla fine, le fotografie non sono buone, è improbabile, che la volta successiva la stessa persona si presti ancora ad assere fotografata.

3) Illuminare un volto di gesso o di un essere umano. Poco cambia!

Luci ed ombre cadono sul volto di una statua o di un manichino, più o meno allo stesso modo di come scolpiscono il viso di una persona in carne ed ossa. Naturalmente ci sono delle differenze, ma per esercitarsi in tutta tranquillità, nella fotografia di ritratto, una statua va benissimo!

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