La fotografia è un “sembra quasi di…”

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La fotografia toglie: gli odori, i profumi, il gusto, il rumore, il silenzio, la musica, il caldo, il freddo e tutto ciò che si può percepire tramite i nostri sensi ad eccezione di ciò che si può percepire con la vista. Naturalmente non li fa sparire, ma non li registra e quindi non li trasmette a chi guarda le immagini.
Gli odori non si fotografano, così come non si fotografano il caldo, il freddo, il silenzio o il rumore. Tuttavia si vedono delle fotografie in cui sembra quasi di sentire il profumo provenire dalla tavola imbandita presente nell’immagine, delle fotografie in cui sembra quasi di sentire la musica provenire dallo strumento dell’artista ritratto, delle fotografie in cui sembra quasi di percepire il calore accogliente di una spiaggia esotica.

La fotografia scatena un ricordo e chi osserva l’immagine di una fragola ha la sensazione di percepirne il sapore, solo perché in passato aveva già assaggiato una fragola e la fotografia gliene ricorda il sapore.

Un sembra quasi di… ricordare!

Chi guarda una fotografia la qualifica con degli attributi legati alla propria esperienza. La lettura di un’immagine è qualcosa di personale.
Ti sembra quasi di percepire il sapore della fragola che vedi in fotografia, ma il sapore che percepisci è il ricordo di una fragola che hai assaggiato in passato, che non è il sapore di quella in fotografia. A meno che non sia stato tu a fotografarla e poi a mangiarla, ma anche in questo caso la fotografia non ti trasmette un sapore, ma evoca il ricordo di un’esperienza che hai avuto in passato.

Se non hai mai assaggiato un avocado e ne vedi uno in fotografia, per quanto possa essere ben fatta la fotografia, non ti sembrerà di percepire il sapore dell’avocado. Al limite, associ l’immagine a qualcosa che conosci, e pensi: “Questo avocado, quando è tagliato a metà, mi ricorda vagamente la forma di una pera: avrà un gusto simile?”.

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