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Ritratto fotografico: gli artisti fotografano quello che vedono.

October 2nd, 2008 No comments

La gente dà spesso per scontato che un fotografo, quando esegue un ritratto, debba creare una fotografia che sia adulatoria della persona che gli sta davanti: esaltarne i pregi e nasconderne i difetti. Non tutti i fotografi la pensano così.

Dan Winter, per esempio, ha eseguito una serie di ritratti di vari personaggi dello spettacolo per la rivista New York. Sul sito ci sono 31 fotografie, tra cui quelle di Meryl Streep, Lauren Bacall, Robert De Niro, John Turturro, Jessica Lange, Sarah Jessica Parker, Glenn Close, Christopher Walken…
Non li ha ritratti dal loro lato migliore, non ha utilizzato un obiettivo che ne esaltasse le proporzioni del corpo, ma ha scelto di fotografarli nel modo in cui lui li vedeva!
Sfido chiunque a dire: “Wow, guarda che bella espressione aveva Meryl Streep in quella foto!” oppure “guarda come dona a Sarah Jessica Parker questa inquadratura!
Il servizio fotografico lo potete vedere qui: The New York Actor

Tempo fa, vidi un documentario durante il quale veniva mostrato Richard Avedon, mentre stava eseguendo un ritratto. Evidentemente voleva che il soggetto assumesse una faccia da funerale, perciò gli disse: “pensa che questa sia la tua foto definitiva… quella che finirà sulla tua tomba!” Quel signore, di cui non ricordo il nome, cambiò improvvisamente espressione. Non so se Avedon scattò in quel momento, ma penso di sì, perché credo che fosse proprio quella la reazione che volesse fotografare.

Avete mai visto le opere realizzate da Martin Schoeller? Lui non si preoccupa se alle persone che fotografa poi piacciono le foto che realizza…
Behind the Lens with Martin Schoeller

In questo video si vede all’opera Martin Shoeller mentre ritrae una bodybuilder. Le foto della mostra sulle culturiste si possono trovare nel sito della ACE Gallery.

a questo punto vi faccio una domanda: vi lascereste ritrarre da Dan Winter o da Martin Shoeller?

…io sì. E se poi mi fanno una foto in cui ho un occhio più grosso dell’altro??? Se mi vedono così, è giusto che mi fotografino così. Loro sono degli artisti! (o forse sono dei giornalisti, che con le fotografie descrivono semplicemente quello che vedono?) Perché mai dovrebbero fotografare qualcuno in modo adulatorio?

Il nuovo sito di Yousuf Karsh

June 13th, 2008 No comments

Sono felice che sia stato pubblicato un sito dedicato al fotografo Yousuf Karsh. Ora è possibile leggere online una breve biografia della sua vita, vederlo in alcuni spezzoni video e guardare un discreto numero di fotografie da lui realizzate.

Yousuf Karsh

Karsh nacque in Armenia (Turchia) nel 1908; nel 1925 si imbarcò a Beirut ed arrivò, dopo ventinove giorni, al porto di Halifax, in Canada. Suo padre non sapeva leggere né scrivere, ma aveva buon gusto e viaggiava molto per lavoro. Era un commerciante di mobili, tappeti e spezie. Sua madre, invece, aveva ricevuto un’istruzione ed amava leggere la Bibbia.

Yousuf Karsh si recò in Canada, perché lì viveva il fratello di sua madre: lo zio Nakash. Era un fotografo. La madre di Yousuf aveva incoraggiato il figlio a partire per l’America con la speranza che diventasse un dottore, ma in quel periodo lui aveva già diciassette anni, non parlava né francese, né inglese e non aveva ricevuto un’educazione formale; inoltre, scoprì ben presto di avere un altro interesse: appena mise piede nello studio dello zio fu subito affascinato da tutto ciò che riguardava la fotografia…

Nel 1926 iniziò a lavorare presso lo studio fotografico dello zio a Sherbrooke. Dopo poco tempo, Nakash lo incoraggiò a lavorare presso un suo amico ritrattista: John H. Garo di Boston. Sotto la guida di quest’ultimo apprese le principali tecniche artistiche di stampa fotografica.

Nel 1931 si trasferì ad Ottawa, città in cui aprì il proprio studio fotografico, sperando di fotografare gli abitanti più importanti ed i numerosi visitatori di rilievo provenienti da tutto il mondo. Iniziò a collaborare con la rivista Saturday Night.

Fotografando gli attori del Little Theatre di Ottawa, si rese conto per la prima volta delle potenzialità che offriva la luce artificiale. Inoltre, incontrò in un camerino colei che divenne sua moglie, Solange Gauthier e fece anche amicizia con uno degli attori: il figlio del Governatore.

Nel 1936, in occasione della visita del presidente degli Stati Uniti d’America – Franklin Delano Roosevelt – Karsh fu invitato a fotografarlo. Quel giorno conobbe anche il Primo Ministro canadese: King, che alcuni anni dopo gli diede la possibilità di immortalare Winston Churchill nel ritratto che rese Karsh un fotografo di fama internazionale.

Ciò che si nota leggendo la (auto)biografia di Karsh è il suo desiderio esplicito di fotografare le persone più importanti della sua epoca. Su karsh.org ci sono i ritratti di: Albert Eistein, Churchill, Ernest Hemingway, George Bernard Shaw, il generale Eisenhower, Jacqueline Kennedy, Grace Kelly, Fidel Castro, Picasso, Mirò, Audrey Hepburn, Madre Teresa, Humphrey Bogart, Mohammad Ali, Audrey Hepburn…

Naturalmente nel corso della sua carriera fotografò molti altri personaggi leggendari: presidenti, reali, artisti, ecc. Ad esempio, durante e dopo la seconda guerra mondiale Karsh ebbe l’opportunità di fotografare la famiglia reale inglese a Bukingham Palace, viaggiò in Europa ed in Africa, luogo in cui ritrasse i reali del Marocco.

Si legge, che al termine della sua carriera, una delle domande più frequenti che gli chiedevano era se pensasse che ci fossero ancora tanti grandi uomini e grandi donne da fotografare come in passato.
Secondo Yousuf Karsh l’infinito fascino di questi personaggi era legato a quella che lui chiamava carica interiore (inward power), ed è proprio questa carica interiore che ha cercato di impressionare su pellicola per tutta la sua vita.

The mask we present to others and, too often, to ourselves may lift for only a second—to reveal that power in an unconscious gesture, a raised brow, a surprised response, a moment of repose. This is the moment to record.

Non ho mai incontrato questo fotografo, ma alcuni anni fa guardando un documentario realizzato da Harry Rasky ed intitolato Karsh: The Searching Eye ho capito quanto possano essere importanti le parole che si dicono al soggetto fotografato mentre lo si ritrae: anche un semplice aggettivo può fare la differenza. Se si pronuncia una frase sbagliata durante una seduta fotografica, si rischia di perdere tempo o, addirittura, di non ottenere la foto che si vuole.
Nel documentario di Rasky, il fotografo, ad un certo punto chiede al compositore Leonard Berstein, che si trova in posa di fronte all’obiettivo di essere: “Un po’ più filosofico“…

Karsh: “Un po’ più filosofico“.
Berstein: “Non so che significa“.
Karsh: “Va bene, significa…”
Berstein, un po’ contrariato: “Non ho idea di cosa significhi filosofico“.
Karsh: “Significa meno pessimistico, togli la mano dalla fronte“.
Berstein: “Forse tu intendevi meno eccentrico“.
Karsh, rivolto verso la macchina fotografica, si toglie gli occhiali, li pulisce e mormora: “Ho sbagliato, sbagliato, sbagliato…
Berstein continua: “Stravangante.” “Filosofico non significa nulla.
Karsh, cerca quindi di cambiare discorso: “Ho visto il film del nostro amico Larry Lasky su Chagall” e contina raccontando un aneddoto divertente, così Berstein cambia atteggiamento e Yousuf può continuare a scattare…

Questo breve spezzone del documentario non è presente sul sito, peccato! Perché mostra quanto siano importanti le parole che pronuncia il fotografo mentre sta eseguendo un ritratto. Lo scopo è quello di creare le condizioni favorevoli per catturare la “carica interiore” del soggetto.

Il link: http://karsh.org/

Pose nel ritratto: il profilo

November 20th, 2007 No comments

Avete mai chiesto a qualcuno: “Posso farti una foto?”

Non tutti rispondono affermativamente a questa domanda, ma chi è disposto a farsi ritrarre, di solito, si gira verso voi, guarda dritto verso l’obiettivo della macchina fotografica ed abbozza un sorriso più o meno forzato. Altre volte, invece, vi chiede: “In che posizione mi devo mettere?”

E’ improbabile che si disponga di profilo spontaneamente.

Se il profilo di una persona è attraente, come nel caso di questa ragazza, perché non fotografarlo?!

Suggeriteglielo voi di mettersi in questa posa; è facilissimo, basta guardare alla propria sinistra (o alla propria destra) se ci sono degli oggetti o dei punti di riferimento particolari, come ad esempio un cespuglio di rose, un cactus, una casa e dire: “Ok, adesso ti fotografo di profilo, girati da quella parte e guarda verso quello splendido cespuglio di rose”…

Profilo ragazza

… clic, clic! ed avete ottenuto una foto di profilo.

Questa fotografia è stata scattata all’aperto: come sfondo ho utilizzato il cielo di un soleggiato pomeriggio di novembre; la ragazza, che al momento della foto era in ombra, è stata illuminata da due flash riflessi in due ombrelli bianchi.

Argomenti correlati:
- il ritratto fotografico: approccio Zeltsman
- Nuove tendenze nel ritratto artistico: Deadpan photography
- Fotografare con il flash

Deadpan photography

November 5th, 2007 No comments

Christian Patterson segnala sul suo blog un interessante articolo pubblicato dal Boston Globe: “Engaging yet ambiguous, deadpan photography provides a refuge from emotion in a time of worry“, di Greg Cook.

Riguarda quella che alcuni chiamano deadpan photography.

deadpan photography

Neutral expressions and cool, head-on compositions have become one of the signature styles of today’s art photography. Some have called it deadpan photography: The tone is impassive, matter-of-fact, detached. Often the people are posed.

Ho realizzato questo ritratto ieri, prima di aver letto l’articolo in questione…

Di solito non faccio questo tipo di fotografie, in genere fotografo il movimento e le persone non le ritraggo quasi mai in posa, ma questa volta, non so perché, ho fatto un’eccezione.

Alcuni fotografi nominati nell’articolo del Boston Globe sono: Rineke Dijkstra, Dawoud Bey, Laura McPhee, Martin Schoeller, Alec Soth.

Sul Web lo stile della deadpan photography ha i suoi sostenitori. Jörg Colberg è un astrofisico appassionato di fotografia, autore del popolare blog – Conscientious, date un’occhiata alle fotografie che segnala giorno per giorno.

Queste pose ricordano molto le foto vecchie di un passato ormai remoto; è come se Henri Cartier-Bresson non fosse mai esistito e tutta la storia della fotografia, dagli anni Trenta fino agli anni Novanta… volutamente dimenticata.

Alcuni di questi fotografi sostengono che il loro stile è influenzato anche dal tipo macchina fotografica utilizzata, spesso di grande formato, che richiede una preparazione allo scatto di almeno dieci minuti.

In that time the person settles in and they become more comfortable generally and they have a much more contemplative neutral expression. . .

E’ proprio quest’espressione “neutrale” del viso che sembra differenziare i ritratti della deadpan photography da quelli di fine Ottocento – inizio Novecento.

The Boston Globe: Here’s looking at you

Argomento correlato:
- imparare a fotografare
- pose nel ritratto: il profilo

Illuminazione ritratto: un softbox ed un ombrello bianco

February 27th, 2007 No comments

antichi-romani Questa fotografia è stata realizzata con un ombrello fotografico bianco rivolto verso il busto in gesso, un softbox puntato verso lo sfondo, alla sinistra dell’antico romano, un fondale bianco in cartone ed una reflex digitale, montata su di un cavalletto.

In un precedente messaggio, intitolato: “Illuminazione nel ritratto fotografico: esercitarsi in tutta tranquillità” ho spiegato il motivo per cui è conveniente fare diverse prove con dei soggetti inanimati piuttosto che far posare delle persone in carne ed ossa; se non lo avete ancora letto, vi consiglio di dargli un’occhiata.

Per questa fotografia sono stati utilizzati un ombrello fotografico ed un softbox. Sono due strumenti, che servono ad ottenere un tipo di luce diffusa (o morbida): ombre poco pronunciate.

Più l’ombrello è grande e più si trova vicino al soggetto da illuminare, più la luce sarà diffusa e le ombre meno nette.

Al contrario, più l’ombrello è piccolo e più si trova lontano dal soggetto da illuminare, più la luce sarà dura e le ombre più nette.

Il diametro dell’ombrello utilizzato, in questa fotografia, misura 110 cm, ed era a situato a circa 1 m di distanza del busto in gesso: luce morbida.

schema luci utilizzato per la fotografia

Illuminazione nel ritratto fotografico: esercitarsi in tutta tranquillità

January 31st, 2007 No comments

volto di una statua Un metodo per imparare a gestire le fonti di illuminazione, in tutta tranquillità, per realizzare ritratti in posa, è utilizzare come soggetto una statua in gesso.

All’inizio, è meglio esercitarsi con un oggetto inanimato, ma che abbia sembianze umane, per tre motivi fondamentali.

1) Le statue non si muovono e sono già disposte in una posa fotogenica.

E’ così possibile dedicare tutte le proprie energie a trovare le angolazioni migliori da dove scattare, senza essere costretti a dare direttive, suggerire pose o preoccuparsi dell’espressione del viso, come al contrario avviene, quando si ha di fronte un essere umano.

2) Le statue non si stancano mai, le persone invece sì!

Ciò significa, che si può fotografare per tutto il tempo che si vuole, fare prove su prove fino a sistemare l’illuminazione nel modo più opportuno, senza che nessuno si annoi o si lamenti.

Inoltre, se si chiede ad una persona di mettersi in posa, la si tiene impegnata per decine di minuti e, alla fine, le fotografie non sono buone, è improbabile, che la volta successiva la stessa persona si presti ancora ad assere fotografata.

3) Illuminare un volto di gesso o di un essere umano. Poco cambia!

Luci ed ombre cadono sul volto di una statua o di un manichino, più o meno allo stesso modo di come scolpiscono il viso di una persona in carne ed ossa. Naturalmente ci sono delle differenze, ma per esercitarsi in tutta tranquillità, nella fotografia di ritratto, una statua va benissimo!

Argomenti correlati:
- Il ritratto fotografico: “Approccio Zeltsman”
- Le pose nel ritratto classico
- Fotografare statuette
- imparare a fotografare

Elenco di libri, in italiano, sul ritratto:

Faccia a faccia. Il nuovo ritratto fotografico
Corso di fotografia. I ritratti
Facce da sport. Ediz. italiana e inglese
Donne viste dalle donne. Una storia illustrata delle donne fotografe da Julia Margaret Cameron a Vanessa Beecroft
La Grecia ellenistica (330-50 a.C.)
Papi in posa. 500 anni di ritrattistica papale
I volti del potere. La ritrattistica di corte nella Firenze granducale

Il ritratto classico in fotografia: “Approccio Zeltsman”.

November 22nd, 2006 No comments

Oltre cinquant’anni fa, il fotografo ritrattista Joe Zeltsman frequentò un workshop tenuto da uno dei più quotati professionisti di quel periodo, specializzato nella fotografia di matrimonio: un certo Van Moore.

Zeltsman tornò dal corso, con in mente questi due importanti concetti:

  1. mettere in posa le persone secondo uno stile classico, segue un preciso schema;
  2. una stessa posa può essere fotografata da diverse angolazioni e con una varietà di tagli differenti.

Arricchito professionalmente da quella breve esperienza, iniziò a pensare ad un nuovo approccio alla ritrattistica classica.

Approccio fotografico di Zeltsman.

Zeltsman fece queste considerazioni.

  • Il punto di interesse dominante in un ritratto classico deve essere il volto del soggetto;
  • il corpo delle persone si dispone in modo naturale in una posizione strettamente collegata all’orientamento del volto.

Allora…

Perché non decidere prima di tutto da quale angolazione fotografare il volto del soggetto e, solo successivamente, mettere in posa il resto del corpo in modo coerente con la posizione del viso?

Secondo questo tipo di approccio il fotografo inizia la seduta valutando le caratteristiche del volto, durante una breve conversazione con il soggetto da fotografare ed in seguito decide da quale angolazione fotografarlo.

Solo dopo aver effettuato questa scelta, mette in posa il soggetto in modo tale che la posizione del corpo sia coerente con quella del viso.

Se siete interessati ad approfondire l’argomento, leggete: The Zeltsman Approach to Traditional Classic Portraiture (si legge gratis, online, in inglese: 16 capitoli, illustrati con fotografie)

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Far assumere una posa maschile ad un amico
Nuove tendenze nel ritratto artistico: Deadpan photography
pose nel ritratto: il profilo
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Facce da sport. Ediz. italiana e inglese
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Papi in posa. 500 anni di ritrattistica papale
I volti del potere. La ritrattistica di corte nella Firenze granducale

Recensione del manuale di fotografia: “I ritratti”

February 14th, 2006 No comments

Ho letto, ed ogni tanto rileggo con interesse, il corso di fotografia, intitolato “I ritratti“, scritto da Robert Caputo, fotografo della National Geographic Society.

Questo piccolo volume affronta il tema del ritratto fotografico secondo un approccio ben preciso: è un libro scritto da un fotoreporter, abituato quindi, a lavorare secondo la logica del racconto fotografico.

Chi leggerà il “Corso di fotografia. I ritratti.“, non troverà istruzioni su come allestire un set fotografico, sul modo di orientare softbox, luci spot ed ombrelli fotografici. Non troverà nemmeno una guida approfondita sulle pose da far assumere al soggetto ritratto (a tal proposito, leggete: Le pose nel ritratto classico).

Ma perché leggerlo, allora?

Perché insegna un metodo, che è efficace, per non trovarsi mai a corto di idee, quando ci si trova davanti ad un soggetto da fotografare.

Questo piccolo volume insegna a raccontare, tramite il mezzo fotografico, qualcosa sul soggetto fotografato. Lo scopo è quello di ottenere fotografie che forniscano indizi sulla persona ritratta: quali sono i suoi interessi, che ruolo svolge nella società, in che ambiente vive…

Se studierete a fondo questo prezioso libricino, imparerete a raccontare la storia delle persone con le vostre fotografie.

Argomenti correlati su Scrivere con la Luce da leggere gratis:
- Il ritratto classico in fotografia
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Il libro lo trovate qui: Corso di fotografia. I ritratti. di Robert Caputo

Altri libri recensiti: un manuale di fotografia per tutti

Le pose nel ritratto classico

January 20th, 2006 No comments

Un breve schema che riassume in punti le varie pose nella ritrattistica classica.

  • Le spalle del soggetto: devono essere girate in modo da formare un angolo di circa quarantacinque gradi con la macchina fotografica.

  • La linea naturale degli occhi. Immaginate, che vi sia una linea che unisce gli occhi del soggeto; questa linea deve essere resa obliqua e non parallela ai bordi della fotografia.

    Per ottenere questo risultato, si può chiedere al soggetto ritratto di inclinare leggermente la testa a destra o a sinistra.

  • Le braccia. Non dovrebbero ricadere lungo il corpo.

    Per ottenere questo risultato si può chiedere al soggetto di piegare il gomito o appoggiarlo su di un piano di posa.

  • Le spalle. La linea delle spalle non dovrebbe essere parallela al bordo dell’immagine.

    Se il soggetto è in piedi, gli si può chiedere di appoggiare il peso sul piede retrostante; se è seduto, di inclinarsi in avanti all’altezza della vita.

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