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Eva Kant interpretata da Marina Crialesi

Sunday 21 September 2008

Photo by Michele Trecate - Marina Crialesi as Eva Kant

Photo by Michele Trecate - Marina Crialesi

Questa settimana ho collaborato alla realizzazione di un videoclip per la canzone King of Terror del gruppo metal Mesmerize.

La canzone è ispirata al fumetto, edito dall’Astorina, di Diabolik. Il video vede come protagonista Eva Kant, la compagna del famoso Re del Terrore, interpretata dalla bella modella Marina Crialesi.

Per ottenere questa fotografia ho impiegato circa 40 secondi, le ho chiesto di camminare ed ho scattato. Ho utilizzato la luce naturale, niente flash e nessun pannello riflettente.

Sono stato sul set per tutto il tempo delle riprese, ma ero troppo impegnato insieme al cameramen (Davide Celoria) ad illuminare la scena ed avevo quasi sempre un pannello riflettente in mano, quindi non ho potuto scattare molte foto del backstage.

Per le riprese abbiamo utilizzato in molte scene un faretto da 650 watt, spesso con un pannello riflettente o una seconda lampada alogena. Per filmare il “concerto” abbiamo utilizzato le luci presenti nel teatro, talvolta integrate da un faretto più un pannello riflettente.

Credo che abbiamo accumulato quasi quattro ore di girato…

Non vedo l’ora di vedere come verrà montato dalla regista e scrittrice Alessia Di Giovanni e dal fumettista Daniele Statella. (www.creativecomics.it)

Domenico Marocchino

Thursday 17 July 2008

Il mese scorso, per la rivista freepress Nella Nebbia, ho fotografato Domenico: ex calciatore della Juventus (inizio anni ‘Ottanta) ed ora commentatore televisivo presso Telelombardia.

Domenico Marocchino: ex calciatore Juventus, commentatore televisivo di Telelombardia.

Marocchino partecipa regolarmente a quelle trasmissioni sul calcio presentate da Maurizio Mosca (o da altri giornalisti sportivi), dove sono presenti diversi ospiti che commentano insieme una o più partite.

Mi piace fotografare durante le interviste: primo, perché me le ascolto dall’inizio alla fine dal vivo e questa è un’esperienza interessante. Secondo, l’intervistato (o l’intervistata) non presta molta attenzione alla macchina fotografica e posso scattare in tranquillità.

Ho utilizzato per tutta l’intervista, fotografando con luce ambiente proveniente dalle finestre, un unico obiettivo a focale fissa: un 100 mm luminoso.

Pose nel ritratto: il profilo

Tuesday 20 November 2007

Avete mai chiesto a qualcuno: “Posso farti una foto?”

Non tutti rispondono affermativamente a questa domanda, ma chi è disposto a farsi ritrarre, di solito, si gira verso voi, guarda dritto verso l’obiettivo della macchina fotografica ed abbozza un sorriso più o meno forzato. Altre volte, invece, vi chiede: “In che posizione mi devo mettere?”

E’ improbabile che si disponga di profilo spontaneamente.

Se il profilo di una persona è attraente, come nel caso di questa ragazza, perché non fotografarlo?!

Suggeriteglielo voi di mettersi in questa posa; è facilissimo, basta guardare alla propria sinistra (o alla propria destra) se ci sono degli oggetti o dei punti di riferimento particolari, come ad esempio un cespuglio di rose, un cactus, una casa e dire: “Ok, adesso ti fotografo di profilo, girati da quella parte e guarda verso quello splendido cespuglio di rose”…

Profilo ragazza

… clic, clic! ed avete ottenuto una foto di profilo.

Questa fotografia è stata scattata all’aperto: come sfondo ho utilizzato il cielo di un soleggiato pomeriggio di novembre; la ragazza, che al momento della foto era in ombra, è stata illuminata da due flash riflessi in due ombrelli bianchi.

Argomenti correlati:
- il ritratto fotografico: approccio Zeltsman
- Nuove tendenze nel ritratto artistico: Deadpan photography
- Fotografare con il flash

Illuminazione nel ritratto fotografico: esercitarsi in tutta tranquillità

Wednesday 31 January 2007

volto di una statua Un metodo per imparare a gestire le fonti di illuminazione, in tutta tranquillità, per realizzare ritratti in posa, è utilizzare come soggetto una statua in gesso.

All’inizio, è meglio esercitarsi con un oggetto inanimato, ma che abbia sembianze umane, per tre motivi fondamentali.

1) Le statue non si muovono e sono già disposte in una posa fotogenica.

E’ così possibile dedicare tutte le proprie energie a trovare le angolazioni migliori da dove scattare, senza essere costretti a dare direttive, suggerire pose o preoccuparsi dell’espressione del viso, come al contrario avviene, quando si ha di fronte un essere umano.

2) Le statue non si stancano mai, le persone invece sì!

Ciò significa, che si può fotografare per tutto il tempo che si vuole, fare prove su prove fino a sistemare l’illuminazione nel modo più opportuno, senza che nessuno si annoi o si lamenti.

Inoltre, se si chiede ad una persona di mettersi in posa, la si tiene impegnata per decine di minuti e, alla fine, le fotografie non sono buone, è improbabile, che la volta successiva la stessa persona si presti ancora ad assere fotografata.

3) Illuminare un volto di gesso o di un essere umano. Poco cambia!

Luci ed ombre cadono sul volto di una statua o di un manichino, più o meno allo stesso modo di come scolpiscono il viso di una persona in carne ed ossa. Naturalmente ci sono delle differenze, ma per esercitarsi in tutta tranquillità, nella fotografia di ritratto, una statua va benissimo!

Argomenti correlati:
- Il ritratto fotografico: “Approccio Zeltsman”
- Le pose nel ritratto classico
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Elenco di libri, in italiano, sul ritratto:

Faccia a faccia. Il nuovo ritratto fotografico
Corso di fotografia. I ritratti
Facce da sport. Ediz. italiana e inglese
Donne viste dalle donne. Una storia illustrata delle donne fotografe da Julia Margaret Cameron a Vanessa Beecroft
La Grecia ellenistica (330-50 a.C.)
Papi in posa. 500 anni di ritrattistica papale
I volti del potere. La ritrattistica di corte nella Firenze granducale

Il ritratto classico in fotografia: “Approccio Zeltsman”.

Wednesday 22 November 2006

Oltre cinquant’anni fa, il fotografo ritrattista Joe Zeltsman frequentò un workshop tenuto da uno dei più quotati professionisti di quel periodo, specializzato nella fotografia di matrimonio: un certo Van Moore.

Zeltsman tornò dal corso, con in mente questi due importanti concetti:

  1. mettere in posa le persone secondo uno stile classico, segue un preciso schema;
  2. una stessa posa può essere fotografata da diverse angolazioni e con una varietà di tagli differenti.

Arricchito professionalmente da quella breve esperienza, iniziò a pensare ad un nuovo approccio alla ritrattistica classica.

Approccio fotografico di Zeltsman.

Zeltsman fece queste considerazioni.

  • Il punto di interesse dominante in un ritratto classico deve essere il volto del soggetto;
  • il corpo delle persone si dispone in modo naturale in una posizione strettamente collegata all’orientamento del volto.

Allora…

Perché non decidere prima di tutto da quale angolazione fotografare il volto del soggetto e, solo successivamente, mettere in posa il resto del corpo in modo coerente con la posizione del viso?

Secondo questo tipo di approccio il fotografo inizia la seduta valutando le caratteristiche del volto, durante una breve conversazione con il soggetto da fotografare ed in seguito decide da quale angolazione fotografarlo.

Solo dopo aver effettuato questa scelta, mette in posa il soggetto in modo tale che la posizione del corpo sia coerente con quella del viso.

Se siete interessati ad approfondire l’argomento, leggete: The Zeltsman Approach to Traditional Classic Portraiture (si legge gratis, online, in inglese: 16 capitoli, illustrati con fotografie)

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Far assumere una posa maschile ad un amico
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I volti del potere. La ritrattistica di corte nella Firenze granducale

Recensione del manuale di fotografia: “I ritratti”

Tuesday 14 February 2006

Ho letto, ed ogni tanto rileggo con interesse, il corso di fotografia, intitolato “I ritratti“, scritto da Robert Caputo, fotografo della National Geographic Society.

Questo piccolo volume affronta il tema del ritratto fotografico secondo un approccio ben preciso: è un libro scritto da un fotoreporter, abituato quindi, a lavorare secondo la logica del racconto fotografico.

Chi leggerà il “Corso di fotografia. I ritratti.“, non troverà istruzioni su come allestire un set fotografico, sul modo di orientare softbox, luci spot ed ombrelli fotografici. Non troverà nemmeno una guida approfondita sulle pose da far assumere al soggetto ritratto (a tal proposito, leggete: Le pose nel ritratto classico).

Ma perché leggerlo, allora?

Perché insegna un metodo, che è efficace, per non trovarsi mai a corto di idee, quando ci si trova davanti ad un soggetto da fotografare.

Questo piccolo volume insegna a raccontare, tramite il mezzo fotografico, qualcosa sul soggetto fotografato. Lo scopo è quello di ottenere fotografie che forniscano indizi sulla persona ritratta: quali sono i suoi interessi, che ruolo svolge nella società, in che ambiente vive…

Se studierete a fondo questo prezioso libricino, imparerete a raccontare la storia delle persone con le vostre fotografie.

Argomenti correlati su Scrivere con la Luce da leggere gratis:
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Il libro lo trovate qui: Corso di fotografia. I ritratti. di Robert Caputo

Altri libri recensiti: un manuale di fotografia per tutti

Le pose nel ritratto classico

Friday 20 January 2006

Un breve schema che riassume in punti le varie pose nella ritrattistica classica.

  • Le spalle del soggetto: devono essere girate in modo da formare un angolo di circa quarantacinque gradi con la macchina fotografica.

  • La linea naturale degli occhi. Immaginate, che vi sia una linea che unisce gli occhi del soggeto; questa linea deve essere resa obliqua e non parallela ai bordi della fotografia.

    Per ottenere questo risultato, si può chiedere al soggetto ritratto di inclinare leggermente la testa a destra o a sinistra.

  • Le braccia. Non dovrebbero ricadere lungo il corpo.

    Per ottenere questo risultato si può chiedere al soggetto di piegare il gomito o appoggiarlo su di un piano di posa.

  • Le spalle. La linea delle spalle non dovrebbe essere parallela al bordo dell’immagine.

    Se il soggetto è in piedi, gli si può chiedere di appoggiare il peso sul piede retrostante; se è seduto, di inclinarsi in avanti all’altezza della vita.

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