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Sette schemi luce per fotografia in studio

November 17th, 2008 2 comments

In questo video Mark Wallace mostra come realizzare 7 diversi tipi di illuminazione in uno studio fotografico.

Per ogni scatto vengono mostrati, oltre al set ed alla foto finale, anche dei disegni con lo schema di illuminazione utilizzato.
Inoltre, di volta in volta, Mark ci racconta quali sono i rapporti di illuminazione tra le varie fonti luminose utilizzate.
Più chiaro di così…

Ha scritto luce con la luce

June 23rd, 2008 No comments

Tempo fa ho aperto un gruppo su Flickr e l’ho chiamato “Scrivere con la luce” (link).

Scrivevo luce con luce

L’altro giorno Jeroen Corthout ha preso il titolo del gruppo alla lettera ed ha scritto: luce con la luce. Un’idea simpatica!

Se volete potete unirvi anche voi al gruppo. Potete inserire ritratti, foto di sport, still life, ecc.

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Usare il flash separato dalla macchina fotografica: fotocellule

October 29th, 2007 No comments

Fotocellula per flash Molte persone non usano il flash, perché credono che con questo strumento non si possano realizzare foto dall’aspetto naturale.

Questo perché hanno ben presente il brutto effetto che il flash incorporato nella macchina fotografica produce quando si fotografa in ambienti poco illuminati: si ottengono infatti fastidiose ombre dai contorni ben delineati che rovinano lo sfondo, ombre che nella realtà non c’erano, ma sono state provocate dal lampo innescato dal fotografo. Per non parlare del diabolico fenomeno degli “occhi rossi”.

Flash La prima regola per ottenere delle foto dall’aspetto naturale utilizzando il lampo è quella di non utilizzare il flash incorporato nella fotocamera da solo, ma di adoperarne anche uno separato.

Le fotocellule sono gli strumenti che consentono di far scattare il secondo flash insieme a quello della macchina fotografica.

Si posiziona il secondo flash ad una distanza di qualche metro dalla macchina fotografica e quando si preme il pulsante di scatto, il lampo emesso dal flash presente sulla fotocamera comunica alla fotocellula di far scattare anche il secondo flash.

In questo modo, chi fotografa può dar sfogo alla propria creatività, essendo in grado di controllare, in parte, l’illuminazione della scena: l’uso di un secondo flash consente di minimizzare o eliminare completamente il problema degli “occhi rossi”, orientare in una direzione di propria scelta le ombre create dal lampo, evitare riflessi indesiderati su superfici riflettenti, ecc.

Il trucco, per ottenere risultati naturali, sta nel sapere dove posizionare il secondo flash, nel decidere come orientarlo e stabilire il rapporto tra l’intesità delle diverse fonti luminose. Occorre fare diverse prove.

Possibili problemi e soluzioni: il prelampo delle macchinine fotografiche digitali, la “malefica” funzione anti-occhi-rossi.

I lampeggiatori delle macchine fotografiche digitali solitamente emettono un prelampo per misurare “meglio” l’illuminazione della scena. Questo prelampo fa scattare in anticipo il secondo flash e la scena non risulterà illuminata come sperato. Sul mercato esistono delle fotocellule in grado di ingorare il prelampo e far scattare il secondo flash al momento giusto.

La “malefica” funzione anti-occhi-rossi inganna le fotocellule, la soluzione per risolvere il problema è semplice: disattivarla e non utilizzarla mai più.

Le fotocellule si rivelano utili per superare uno dei limiti principali delle macchine fotografiche compatte: la mancanza di una slitta con contatto per il flash.

Esistono altri metodi che consentono di utilizzare un flash separato dalla macchina fotografica: radio trigger con receiver e cavi sincro.

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Fotografare con il flash
Occhi rossi e fotografia con il flash
Imparare a fotografare

Se avete già utilizzato un flash separato dalla macchina fotografica potete rispondere a questo sondaggio:

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Illuminazione: luce dura, morbida e distanza della fonte luminosa

April 18th, 2007 No comments

Esiste un legame tra le dimensioni della fonte luminosa, la sua distanza dal soggetto da fotografare ed il tipo di illuminazione che si ottiene.

Per spiegare questo concetto ho realizzato queste due semplici illustrazioni.

In entrambe le situazioni vi è raffigurata una sala posa schematizzata, vista dall’alto. Sul fondale grigio, c’è un omino, del quale si vedono la testa (nera) e le spalle (grigie). E’ presente, inoltre, un faretto acceso, che riflette il suo fascio luminoso sulla superficie interna di un ombrello fotografico. La luce così riflessa illumina l’omino.

In questa prima immagine l’ombrello fotografico è posto piuttosto vicino al soggetto. Come conseguenza di ciò la luce risulta diffusa. E’ possibile notare, ad esempio, come i contorni dell’ombra dietro al “modello” siano molto sfumati.

luce morbida o diffusa

Nell’illustrazione qui sotto, al contrario, l’ombrello fotografico è posizionato ad una distanza dall’omino che è maggiore, se paragonata a quella dell’immagine precedente. Questo si traduce in un tipo di illuminazione più dura.

luce dura

Quando la luce è dura, i contorni delle ombre sono ben delineati.

In entrambi i casi, la fonte luminosa è la stessa: la luce riflessa da un faretto sulla superficie interna di un ombrello fotografico. Ciò che cambia è la distanza che separa la fonte luminosa dal soggetto illuminato.

In altre parole, più avvicino l’ombrello al modello, più la luce sarà diffusa; più allontano l’ombrello dal soggetto, più la luce sarà dura.

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Temperatura colore della luce

October 2nd, 2006 3 comments

scala temperatura colore gradi Kelvin A seconda dell’ora del giorno e delle condizioni meteorologiche la luce naturale del sole assume colorazioni diverse.

A mezzogiorno, con il cielo sereno, la luce del sole è bianca, cioé priva di dominanti colorate.

Al tramonto ed all’alba assume dei colori caldi, tendenti al giallo ed al rosso.

Al contrario, quando il cielo è nuvoloso, la luce è fredda ed assume un colore bluastro.

La temperatura del colore viene misurata in gradi Kelvin (immagine a lato): la luce emessa da una candela misura circa 1800 gradi Kelvin, la luce del sole a mezzodì in una giornata serena 5500 K, nel tardo pomeriggio 4300 K, tra i 6000 K e gli 8000 K in una giornata nuvolosa.

Noi non ci facciamo molto caso, poiché il nostro cervello si adatta immediatamente a questi cambiamenti, ma le pellicole a colori no. Ciò significa che se fotografiamo una bella sposa vestita di bianco, illuminata dal sole del tramonto, il suo vestito in fotografia apparirà giallino; mentre se la fotografiamo sotto un cielo coperto di cupe nubi, nell’immagine che si otterrà, l’abito della sposa avrà una dominante bluastra.
Questo perché, le pellicole a colori sono normalmente tarate per una temperatura di 5500 K.

(Se fotografate in digitale, continuate a leggere, perché questi sono concetti importanti ed utili anche per chi non utilizza macchine fotografiche analogiche)

Secondo la scala Kelvin, più è alto il numero, più la luce tende al blu (luce fredda); più è basso il numero, più la luce tende al rosso (luce calda).

Molte delle lampadine che vengono utilizzate nelle abitazioni sono al tungsteno ed hanno una potenza che può variare da 40 a 100 watt. La luce emessa da una lampada al tungsteno da 100 watt ha una temperatura colore di circa 2800 K; è quindi una luce calda. Se si fotografa un oggetto illuminato da questa lampadina con una normale pellicola a colori, nell’immagine finale, presenterà una dominante giallognola.

Per correggere queste dominanti, in fotografia, si possono utilizzare degli appositi filtri colorati. Ce ne sono di diversi tipi: alcuni si montano sulle fonti luminose, altri sull’obiettivo della macchina fotografica.
Chi fotografa in digitale, ha uno strumento in più, rispetto a chi fotografa con la pellicola: si chiama bilanciamento del bianco.