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Ralph Crane fotografo di LIFE

July 6th, 2011 Comments off

Ralph Crane, nato in Germania ad Halberstadt nel 1913, iniziò a fotografare all’età di 12 anni. Quando fu costretto a lasciare il suo paese, all’età di 21 anni, per via della crescente ostilità mostrata dal regime del Terzo Reich nei confronti dei giornalisti, collaborava già con il New York Times e per la World Wide Photo agency. Ce lo racconta su Flickr Rita Crane.

Mi ha colpito quest’immagine, che ritrae il politico C. Norris Poulson (1895 – 1982), sindaco di Los Angeles dal 1953 al 1961 e successivamente membro del Congresso degli Stati Uniti. Si trova sul sedile posteriore dell’auto e sfoglia il suo taccuino.

Il fotografo si trasferì prima in Inghilterra e successivamente in Svizzera, da dove iniziò a collaborare come freelance con diversi quotidiani e diverse riviste europee, con agenzie come Camera Press e Black Star.

Nel 1941, Ralph Crane (foto 2) emigrò negli Stati Uniti, dove lo reggiunse un anno dopo la moglie, che aveva conosciuto e sposato in Svizzera.

Una foto che Crane scattò a Richard Nixon finì sulla copertina del 16 marzo 1962 della rivista LIFE. Molte delle sue foto si trovano su http://www.gettyimages.it

Il fotografo e l’assassina professionista

March 10th, 2008 No comments

The Indipendent ha pubblicato una storia intitolata: “I fell in love with a female assassin“.

A chi conosce l’inglese consiglio di leggere l’articolo in lingua originale, per gli altri ho preparato un brevissimo riassunto.

Un fotografo, durante un viaggio in treno in Colombia, fa amicizia con una ragazza. Le spiega che è un giornalista e vorrebbe documentare l’attività sia dei gruppi paramilitari che dei militari. Marilyn – così si chiama la ragazza – gli risponde che ha amici in entrambi i gruppi e sarebbe felice di aiutarlo.

Inizia in questo modo l’avventura di Jason P Howe: in breve tempo fotografa i campi di coca, incontra i paramilitari e passa ogni giorno diverse ore in compagnia di Marilyn; la tiene per mano, la bacia…
Purtroppo, per mancanza di fondi, Jason è costretto a tornare a casa in Inghilterra, ma non si dimentica della Colombia. Sei mesi più tardi fa tappa nuovamente a Puerto Asis. Scopre che Marilyn si è unita ai paramilitari e partecipa attivamente ad azioni di combattimento. Lui è sorpreso, ma non più di tanto; è consapevole di trovarsi in un Paese in guerra.

Nel frattempo, le sue fotografie vengono notate, ricevono importanti riconoscimenti (vedi: Pictures of the Year International competition 2003) e gli viene proposto di documentare la guerra in Iraq, dove rimane per sei mesi.

Quando ritorna in Colombia la sua relazione Marilyn si fa più intima e lei gli confessa che il suo ruolo all’interno dell’AUC è cambiato: ora è un’assassina e deve eliminare informatori e traditori; nella zona ha già ucciso 10 persone

Il riassunto non è completo: manca la parte finale, ma per le considerazioni che voglio fare, questo pezzo è già più che sufficiente.

Aggiungo che su Photoshelter sono presenti diverse fotografie scattate in Colombia da Jason P Howe; alcune di esse ritraggono Marilyn e sono seguite da questa didascalia:

Marilyn; a self confessed assassin who worked with the AUC paramilitaries before turning freelance in the backyard of here home near Puerto Asis, Colombia on the 13th of June 2003. She claimed to have killed at least 25 people and was herself murdered by the paramilitaries in October 2004 on suspicion of informing.

All’inizio del suo viaggio in America Latina, Howe voleva incontrare e fotografare membri delle FARC, dei gruppi militari e paramilitari – in pratica, quelli che lui riteneva fossero tutti i gruppi coinvolti – per cercare di capire e spiegare la storia degli ultimi quarant’anni della Colombia.
I giornalisti del mondo anglosassone sono soliti sentire le opinioni di tutte le parti in causa per spiegare al pubblico un determinato fatto: secondo questa logica è importante riportare la versione di una fazione, ma anche quella della fazione opposta.

Tuttavia, in situazioni conflittuali le persone ragionano in questo modo: “Se tu sei amico di un mio nemico, allora sei anche un mio nemico“.
Dove la cultura del sospetto è più forte, c’è anche chi ragiona così: “Se tu parli con i miei nemici, allora sei uno di loro“.

Per questo motivo, fotografare le “diverse” fazioni di un conflitto può essere dannatamente pericoloso. Per fotografare è necessario, infatti, essere presenti sul posto, passare del tempo con le persone ed – a volte – anche fare conversazione.

Jason P. Howe sostiene di aver fotografato membri delle FARC, militari e paramilitari. Sorprendentemente è riuscito a fotografare tutte le parti in causa, ma ad un certo punto si è innamorato di una donna, la stessa donna che gli ha fatto da guida e da “angelo custode” nel territorio controllato dai paramilitari

A volte per fare delle buone fotografie è necessario lasciarsi coinvolgere, ma ci sono dei limiti che non si dovrebbero valicare, perché a chi li oltrepassa può essere richiesto il pagamento di prezzo molto alto; nell’articolo ne parla lo stesso Howe.

there was a price to be paid for getting in so deep and it was high

Ad un dato momento del suo lavoro in Colombia il fotografo si è trovato talmente coinvolto, che le foto che ha fatto alla sua amante sono probabilmente le più importanti di tutte quelle che ha realizzato in America Latina. Jason P Howe si è trovato di fronte all’incredibile storia di una ragazza poco più che ventenne, madre di una bimba ed allo stesso tempo assassina professionista.

Un giorno, qualcuno girerà un film per il grande schermo con la seguente trama: “Giovane fotoreporter inglese, in missione in Colombia, s’innamora di una bella ragazza del posto, che nasconde una doppia identità…

Ultima foto: Jason con Marilyn

Ho trovato il video di un’intervista ad Alec Soth

October 26th, 2007 1 comment

Sul sito 2point8 ho trovato questo video in cui Michael David Murphy intervista il fotografo Alec Soth.

In particolare, parlano del nuovo libro “Dog Days” e degli altri libri da lui realizzati, ma non solo…

Avevo parlato di Alec Soth in un altro messaggio: “Il fotografo di Minneapolis e la tragedia del ponte

Fotografia di strada e di eventi: continua…

October 20th, 2007 No comments

Questo è quello che scrivere sul suo blog David Alan Harvey in risposta ad un commento di un lettore.

Utilizza una macchina fotografica piccola, con un solo obiettivo e molti lo scambiano per un fotoamatore…

however, sometimes when i am in a group of professional photographers covering some event (which is rare), the photographers on the scene will sometimes not even talk to me because they think i am an amateur and not worthy of their conversation!!! i do not have the “professional fashion look”… this happens many times…and i enjoy this most of all!!

Aggiungo io: effettivamente, durante qualsiasi evento, se gli altri fotografi in circolazione ti ignorano, si fotografa molto meglio.

Dover rispondere a continue domande, mentre si è lì per fotografare, può diventare un problema: se rispondi alle domande non puoi fotografare…

Argomento correlato:
Fotografare gli sconosciuti: linguaggio del corpo

Il mastino di Koudelka

October 3rd, 2007 No comments

L’altro giorno guardando le fotografie di Dario Palomba mi è venuto in mente il famoso romanzo “Il mastino dei Baskerville” di Arthur Conan Doyle.

Oggi ho visto una foto realizzata da Josef Koudelka in Francia nel 1987 (Hauts-de-Seine. Parc de Sceaux), che ritrae la sagoma di un segugio: c’è la neve e grazie al suo senso dell’olfatto la belva sta seguendo una pista…

Ecco, quello potrebbe essere proprio il Mastino dei Baskerville!

In una foto scattata probabilmente pochi secondi prima, sempre da Koudelka, o pochi secondi dopo, chi lo sa! si vede lo stesso cane che rincorre gioioso una barboncina (o stava seguendo un barboncino?)

No, non può certamente essere lui il temibile mastino dei Baskerville!

A volte ti capita di vedere una foto e pensi che abbia un significato; dopo un po’ ne vedi un’altra scattata nello stesso posto a pochi secondi di distanza dalla precedente e la fotografia di prima assume un significato completamente diverso da quello che avevi ipotizzato in principio

Alcuni libri di Josef Koudelka:
Caos
Koudelka (la foto del mastino dovrebbe essere in questo libro, credo)
Teatro del Tempo

Il fotografo di Minneapolis e la tragedia del ponte

August 3rd, 2007 No comments

Seguo da alcuni mesi il blog di Alec Soth, un fotografo professionista di Minneapolis. Potete ammirare il suo portfolio visitando il suo suo sito web.

A proposito della tragedia del ponte, ha scritto sul suo blog in un messaggio intitolato “two-exclamation-point limit“, che al momento della disgrazia stava camminando con il proprio pargolo di un anno per strada, quando un passante l’ha avvisato del crollo di un ponte nel fiume Mississippi, a Minneapolis.

Il suo primo pensiero è stato quello di chiamare sua moglie, poi si è posto la domanda: “should I go make pictures?“.

Andare a fotografare o no? Sulla scena sono arrivati quasi immediatamente gli elecotteri delle TV, così come i fotografi delle agenzie di news. Per non parlare di tutti i passanti dotati di telefonino con telecamera incorporata, che avrebbero sicuramente filmato o fotografato la disgrazia.

Alec Soth ha scelto di non andare a fotografare.

Chissà se Robert Capa avrebbe preso la stessa decisione del suo collega del Minnesota? difficile dirlo, poiché Capa lavorava e viveva in un’epoca diversa da quella attuale: non c’erano telefonini con videocamera incorporata, la televisione era un oggetto ancora sconosciuto ai più e le notizie si ascoltavano per radio o si leggevano sul giornale del mattino.

Il fotografo di Minneapolis ha segnalato sul suo blog un messaggio interessante, apparso su PDNPulse: “Tragedy Fuels Breathless Press Release!!

Qualche anno fa Soth realizzò un reportage fotografico, intitolato Sleeping by the Mississippi

Libri consigliati (non sono libri di fotografie, ma riguardano il fiume in oggetto):
Vita sul Mississippi di Mark Twain
La terra del blues. Delta del Mississippi, viaggio all’origine della musica nera. Con CD Audio di Alan Lomax

Argomento correlato:
Fotografare le tragedie: consigli dello psicologo.