Un sito dedicato al mondo della fotografia: commenti, pensieri, recensioni, note, appunti, link e, talvolta, qualche reportage.


Guerra e fotografia

Friday 24 July 2009

Vorrei avere il tempo per ascoltare cosa dicono, ma purtroppo in questo periodo ho molti impegni. Vi segnalo questi sette video, in cui Stephen Mayes, Tim Hetherington, Gary Knight, MaryAnne Golon, Ashley Gilbertson affrontano il tema della fotografia di guerra.

Questo è il video introduttivo, qui ci sono gli altri sei

A giudicare dal titolo la parte più interessante sembra essere questa:
Qual è la motivazione che spinge un fotografo a raccontare con le immagini una guerra?

Fotoromanzo

Wednesday 5 March 2008

Quando le pecore incontrano un fotografo…

Fotoromanzo: nella fotografia si vede un gregge di pecore; una di queste dice, due punti aperte le virgolette - non voltarti, quel Michele Trecate ci sta fotografando

Argomento correlato:
- Fotoromanzo Diabolik, con Eva Kant

Ogni email richiede una risposta

Tuesday 5 February 2008

Ricevo spesso email di questo tipo.

(Ho trascritto il testo dell’ultima che mi è arrivata, togliendo i riferimenti e sostituendoli con le parentesi quadre ed ho evidenziato in grassetto una frase che ritengo rilevante).

Buongiorno,
sono autore di numerose pubblicazioni sulla [...], al momento sto lavorando ad una ricerca che si realizzerà con una pubblicazione a fascicoli della Casa Editrice [...]
Tra i vari capitoli uno in particolare tratterà anche le [...].
Vengo alla mia richiesta: sarebbe per me molto importante reperire alcune foto (attuali o meglio ancora d’epoca) che riguardino queste [...].
Devo dirle però che non siamo in grado di pagare le foto ma naturalmente sulle foto pubblicate apparirà il nome dell’autore.

Mi rendo conto che la mia è una richiesta “a senso unico” ma se non può farlo lei mi indichi gentilmente qualcuno che possa fornirmi delle foto. Naturalmente le foto, anche se inviate via internet, devono essere di alta qualità.

La prego gentilmente di darmi una risposta.
Mi scuso per il disturbo e La saluto cordialmente.

La mia risposta in genere è la seguente: “La ringrazio per avermi contattato, ma a queste condizioni - purtroppo - non posso aiutarla.”

Forse sbaglio a dare una risposta di questo tipo, ma di sicuro non posso accettare richieste come queste.

Argomenti correlati:
- Per favore non rubare il mio lavoro

Parole senza fotografie

Tuesday 11 December 2007

Ho trovato un sito interessante:

Parole senza fotografie

Link: www.wordswithoutpictures.org

Philip Jones Griffiths

Wednesday 28 November 2007

Questa pagina è didicata al fotografo Philip Jones Griffiths e contiene una serie di link ad articoli che lo riguardano ed interviste varie. Ho pensato di riassumere per brevi punti gli argomenti trattati da ogni articolo.

- Su The Digital Journalist: Philip Jones Griffiths

Vengono trattati i seguenti temi:

1) il fotografo racconta come è nato il reportage - Agent Orange:”Collateral Damage” in Viet Nam.
Agent Orange conteneva la diossina. “In the summer of 1969 four Saigon newspapers ran stories with pictures of deformed babies born to women who had been sprayed with Agent Orange“. Un lavoro di reportage durato 22 anni.

2) Racconta le motivazioni che l’hanno spinto a fare queste fotografie.

3) Sono visibili le fotografie. Un delle didascalie dice: “Stillborn deformed fetuses preserved in formaldehyde at the Tu Du Hospital in Ho Chi Minh City.” (E’ una foto in cui si vedono bambini nati morti conservati presso un ospedale in contenitori di vetro sotto formaldeide)

Getting a book like this in print was not easy and I was indeed lucky to find a brave publisher. It will not be an easy “sell” but in a perfect world it would be in every school library in the country.

4) Sono presenti alcuni video in cui Philip Jones Griffiths parla di quel reportage, ma l’audio fa schifo.

- Segnalo quest’intervista in inglese a Is War Photography Art? di Carmela Cruz.

Vengono trattati i seguenti temi:

1) il vantaggio di raccontare con le fotografie: is that second-hand impressions are avoided;

2) le statistiche sono importanti, ma ciò che attira l’attenzione è la vicenda del singolo: “it’s a photograph of the anguish in the eyes of a starving child in Darfur that initiates the quest for a solution“;

3) vantaggi e svantaggi della fotografia digitale;

3) la fotografia di guerra è arte?

- Musarium: Vietnam Inc.

1) Su questo sito sono presenti diversi video in cui Philip Jones Griffiths spiega e discute i seguenti argomenti.
Il reportage Vietnam Inc. - Why he did the book, Producing a historical document, Emotional coverage, Choking photograph, Role of religion.
Fotografia e giornalismo: The anarchist journalist, Controlling the history of the 20th Century, Being “in the circle”, Color and B/W, Digital photography, Context of why.
Essere un membro della Magnum: The perspective from New York, More on New York and Paris, Day in the Life projects, Doing corporate work, Women and minorities.

- Qui c’è un’altra intervista. Ntlworld: parla della sua vita, dei suoi reportage ed anche della sua attrezzatura fotografica. “All my life I’ve had this recurrent dream of discovering the perfect camera in some back street shop in Bangkok. Poets can scribble with charcoal on bits of paper ­ we, alas, are forced to fret over the deficiencies of our equipment.

Dove acquistare i due libri “Agent Orange” e “Vietnam Inc.”?
Poiché non li ho trovati dal rivenditore italiano, li potete far arrivare direttamente dall’America standovene comodamente seduti alla vostra scrivania:
- Agent Orange: Collateral Damage in Vietnam
- Vietnam Inc.

Flash da studio: cosa offre il mercato

Wednesday 14 November 2007

Le aziende produttrici di flash da studio offrono in genere soluzioni complete per l’illuminazione. Oltre ai flash, vengono prodotti anche pawer-pack (o portable power o generator battery; si tratta di “grosse” batterie ricaricabili), softbox, octobox di varie dimensioni e molti altri accessori, come ad esempio i radio trigger.

Elenco di aziende produttrici di flash da studio

- White Lightning, AlienBees

- Profoto

- Lumedyne

- Elinchrom

- Bowens

- Balcar

- Broncolor

- Britek

- Walimex

Argomento correlato:
- flash da studio: di cosa si tratta
- grossisti e distributori di prodotti fotografici in Italia

Deadpan photography

Monday 5 November 2007

Christian Patterson segnala sul suo blog un interessante articolo pubblicato dal Boston Globe: “Engaging yet ambiguous, deadpan photography provides a refuge from emotion in a time of worry“, di Greg Cook.

Riguarda quella che alcuni chiamano deadpan photography.

deadpan photography

Neutral expressions and cool, head-on compositions have become one of the signature styles of today’s art photography. Some have called it deadpan photography: The tone is impassive, matter-of-fact, detached. Often the people are posed.

Ho realizzato questo ritratto ieri, prima di aver letto l’articolo in questione…

Di solito non faccio questo tipo di fotografie, in genere fotografo il movimento e le persone non le ritraggo quasi mai in posa, ma questa volta, non so perché, ho fatto un’eccezione.

Alcuni fotografi nominati nell’articolo del Boston Globe sono: Rineke Dijkstra, Dawoud Bey, Laura McPhee, Martin Schoeller, Alec Soth.

Sul Web lo stile della deadpan photography ha i suoi sostenitori. Jörg Colberg è un astrofisico appassionato di fotografia, autore del popolare blog - Conscientious, date un’occhiata alle fotografie che segnala giorno per giorno.

Queste pose ricordano molto le foto vecchie di un passato ormai remoto; è come se Henri Cartier-Bresson non fosse mai esistito e tutta la storia della fotografia, dagli anni Trenta fino agli anni Novanta… volutamente dimenticata.

Alcuni di questi fotografi sostengono che il loro stile è influenzato anche dal tipo macchina fotografica utilizzata, spesso di grande formato, che richiede una preparazione allo scatto di almeno dieci minuti.

In that time the person settles in and they become more comfortable generally and they have a much more contemplative neutral expression. . .

E’ proprio quest’espressione “neutrale” del viso che sembra differenziare i ritratti della deadpan photography da quelli di fine Ottocento - inizio Novecento.

The Boston Globe: Here’s looking at you

Argomento correlato:
- imparare a fotografare
- pose nel ritratto: il profilo

Usare il flash separato dalla macchina fotografica: fotocellule

Monday 29 October 2007

Fotocellula per flash Molte persone non usano il flash, perché credono che con questo strumento non si possano realizzare foto dall’aspetto naturale.

Questo perché hanno ben presente il brutto effetto che il flash incorporato nella macchina fotografica produce quando si fotografa in ambienti poco illuminati: si ottengono infatti fastidiose ombre dai contorni ben delineati che rovinano lo sfondo, ombre che nella realtà non c’erano, ma sono state provocate dal lampo innescato dal fotografo. Per non parlare del diabolico fenomeno degli “occhi rossi”.

Flash La prima regola per ottenere delle foto dall’aspetto naturale utilizzando il lampo è quella di non utilizzare il flash incorporato nella fotocamera da solo, ma di adoperarne anche uno separato.

Le fotocellule sono gli strumenti che consentono di far scattare il secondo flash insieme a quello della macchina fotografica.

Si posiziona il secondo flash ad una distanza di qualche metro dalla macchina fotografica e quando si preme il pulsante di scatto, il lampo emesso dal flash presente sulla fotocamera comunica alla fotocellula di far scattare anche il secondo flash.

In questo modo, chi fotografa può dar sfogo alla propria creatività, essendo in grado di controllare, in parte, l’illuminazione della scena: l’uso di un secondo flash consente di minimizzare o eliminare completamente il problema degli “occhi rossi”, orientare in una direzione di propria scelta le ombre create dal lampo, evitare riflessi indesiderati su superfici riflettenti, ecc.

Il trucco, per ottenere risultati naturali, sta nel sapere dove posizionare il secondo flash, nel decidere come orientarlo e stabilire il rapporto tra l’intesità delle diverse fonti luminose. Occorre fare diverse prove.

Possibili problemi e soluzioni: il prelampo delle macchinine fotografiche digitali, la “malefica” funzione anti-occhi-rossi.

I lampeggiatori delle macchine fotografiche digitali solitamente emettono un prelampo per misurare “meglio” l’illuminazione della scena. Questo prelampo fa scattare in anticipo il secondo flash e la scena non risulterà illuminata come sperato. Sul mercato esistono delle fotocellule in grado di ingorare il prelampo e far scattare il secondo flash al momento giusto.

La “malefica” funzione anti-occhi-rossi inganna le fotocellule, la soluzione per risolvere il problema è semplice: disattivarla e non utilizzarla mai più.

Le fotocellule si rivelano utili per superare uno dei limiti principali delle macchine fotografiche compatte: la mancanza di una slitta con contatto per il flash.

Esistono altri metodi che consentono di utilizzare un flash separato dalla macchina fotografica: radio trigger con receiver e cavi sincro.

Argomenti correlati:
Fotografare con il flash
Occhi rossi e fotografia con il flash
Imparare a fotografare

Se avete già utilizzato un flash separato dalla macchina fotografica potete rispondere a questo sondaggio:

[poll=3]

Fotografia di strada e di eventi: continua…

Saturday 20 October 2007

Questo è quello che scrivere sul suo blog David Alan Harvey in risposta ad un commento di un lettore.

Utilizza una macchina fotografica piccola, con un solo obiettivo e molti lo scambiano per un fotoamatore…

however, sometimes when i am in a group of professional photographers covering some event (which is rare), the photographers on the scene will sometimes not even talk to me because they think i am an amateur and not worthy of their conversation!!! i do not have the “professional fashion look”… this happens many times…and i enjoy this most of all!!

Aggiungo io: effettivamente, durante qualsiasi evento, se gli altri fotografi in circolazione ti ignorano, si fotografa molto meglio.

Dover rispondere a continue domande, mentre si è lì per fotografare, può diventare un problema: se rispondi alle domande non puoi fotografare…

Argomento correlato:
Fotografare gli sconosciuti: linguaggio del corpo

Fotografare gli sconosciuti: linguaggio del corpo

Thursday 18 October 2007

Non avevo affrontato direttamente questo argomento, ma nel messaggio, intitolato “fotografia di strada“, pubblicato l’anno scorso, segnalavo un video interessantissimo in cui il fotografo Joel Meyerowitz rivelava alcuni trucchi e segreti per fotografare gli sconosciuti.

Ad un certo punto dell’intervista, parlava di quanto fosse importante il “linguaggio del corpo”.

Oggi, un altro fotografo molto bravo, spiega sul suo fantastico blog, in un messaggio intitolato eye contact il suo approccio alla “fotografia di strada”. David Alan Harvey parla anche lui di “linguaggio del corpo”.

Leggi:
fotografia di strada