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Archivio della Categoria 'tecnica fotografica'

Illuminazione: luce dura, morbida e distanza della fonte luminosa

Wednesday 18 April 2007

Esiste un legame tra le dimensioni della fonte luminosa, la sua distanza dal soggetto da fotografare ed il tipo di illuminazione che si ottiene.

Per spiegare questo concetto ho realizzato queste due semplici illustrazioni.

In entrambe le situazioni vi è raffigurata una sala posa schematizzata, vista dall’alto. Sul fondale grigio, c’è un omino, del quale si vedono la testa (nera) e le spalle (grigie). E’ presente, inoltre, un faretto acceso, che riflette il suo fascio luminoso sulla superficie interna di un ombrello fotografico. La luce così riflessa illumina l’omino.

In questa prima immagine l’ombrello fotografico è posto piuttosto vicino al soggetto. Come conseguenza di ciò la luce risulta diffusa. E’ possibile notare, ad esempio, come i contorni dell’ombra dietro al “modello” siano molto sfumati.

luce morbida o diffusa

Nell’illustrazione qui sotto, al contrario, l’ombrello fotografico è posizionato ad una distanza dall’omino che è maggiore, se paragonata a quella dell’immagine precedente. Questo si traduce in un tipo di illuminazione più dura.

luce dura

Quando la luce è dura, i contorni delle ombre sono ben delineati.

In entrambi i casi, la fonte luminosa è la stessa: la luce riflessa da un faretto sulla superficie interna di un ombrello fotografico. Ciò che cambia è la distanza che separa la fonte luminosa dal soggetto illuminato.

In altre parole, più avvicino l’ombrello al modello, più la luce sarà diffusa; più allontano l’ombrello dal soggetto, più la luce sarà dura.

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Illuminazione ritratto: un softbox ed un ombrello bianco

Tuesday 27 February 2007

antichi-romani Questa fotografia è stata realizzata con un ombrello fotografico bianco rivolto verso il busto in gesso, un softbox puntato verso lo sfondo, alla sinistra dell’antico romano, un fondale bianco in cartone ed una reflex digitale, montata su di un cavalletto.

In un precedente messaggio, intitolato: “Illuminazione nel ritratto fotografico: esercitarsi in tutta tranquillità” ho spiegato il motivo per cui è conveniente fare diverse prove con dei soggetti inanimati piuttosto che far posare delle persone in carne ed ossa; se non lo avete ancora letto, vi consiglio di dargli un’occhiata.

Per questa fotografia sono stati utilizzati un ombrello fotografico ed un softbox. Sono due strumenti, che servono ad ottenere un tipo di luce diffusa (o morbida): ombre poco pronunciate.

Più l’ombrello è grande e più si trova vicino al soggetto da illuminare, più la luce sarà diffusa e le ombre meno nette.

Al contrario, più l’ombrello è piccolo e più si trova lontano dal soggetto da illuminare, più la luce sarà dura e le ombre più nette.

Il diametro dell’ombrello utilizzato, in questa fotografia, misura 110 cm, ed era a situato a circa 1 m di distanza del busto in gesso: luce morbida.

schema luci utilizzato per la fotografia

Illuminazione nel ritratto fotografico: esercitarsi in tutta tranquillità

Wednesday 31 January 2007

volto di una statua Un metodo per imparare a gestire le fonti di illuminazione, in tutta tranquillità, per realizzare ritratti in posa, è utilizzare come soggetto una statua in gesso.

All’inizio, è meglio esercitarsi con un oggetto inanimato, ma che abbia sembianze umane, per tre motivi fondamentali.

1) Le statue non si muovono e sono già disposte in una posa fotogenica.

E’ così possibile dedicare tutte le proprie energie a trovare le angolazioni migliori da dove scattare, senza essere costretti a dare direttive, suggerire pose o preoccuparsi dell’espressione del viso, come al contrario avviene, quando si ha di fronte un essere umano.

2) Le statue non si stancano mai, le persone invece sì!

Ciò significa, che si può fotografare per tutto il tempo che si vuole, fare prove su prove fino a sistemare l’illuminazione nel modo più opportuno, senza che nessuno si annoi o si lamenti.

Inoltre, se si chiede ad una persona di mettersi in posa, la si tiene impegnata per decine di minuti e, alla fine, le fotografie non sono buone, è improbabile, che la volta successiva la stessa persona si presti ancora ad assere fotografata.

3) Illuminare un volto di gesso o di un essere umano. Poco cambia!

Luci ed ombre cadono sul volto di una statua o di un manichino, più o meno allo stesso modo di come scolpiscono il viso di una persona in carne ed ossa. Naturalmente ci sono delle differenze, ma per esercitarsi in tutta tranquillità, nella fotografia di ritratto, una statua va benissimo!

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Illuminazione nel ritratto fotografico: i segreti di Michael Grecco

Monday 8 January 2007

Nel numero di questo mese della rivista Digital Journalist, il fotografo Michael Grecco spiega alcune regole per illuminare i soggetti nelle sedute di ritratto.

Nell’articolo sostiene, che prima di tutto occorre considerare il colore della luce (a tale proposito, tempo fa, avevo già scritto qualcosa: temperatura colore della luce), poi il contrasto (misurabile con un esposimetro) ed infine il tipo di luce: diffusa o dura.

La spiegazione in lingua inglese

Alcune immagini con gli schemi dei punti luce

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Occhi rossi e fotografia con il flash

Thursday 4 January 2007

fotografia realizzata con il flash senza ottenere lo sgradevole effetto dcegli occhi rossi Ci sono diversi metodi per eliminare il problema degli occhi rossi, quando si fotografa con il flash.

Esistono anche dei software di fotoritocco che lo correggono in post produzione.
Tuttavia è preferibile prevenirlo mediante alcuni semplici accorgimenti, piuttosto che intervenire dopo aver scattato la fotografia.

Il metodo che a mio avviso porta a migliori risultati è il seguente: far rimbalzare il lampo del flash sul soffitto o su di una parete. (Ricordatevi, che se fotografate a colori, è importante che la parete o il soffitto su cui fate rimbalzare il lampo del flash siano di colore bianco).

Che cosa vi occorre: un flash compatto a parabola orientabile, una fotocamera a cui collegarlo ed un soffitto o un muro bianco.

Cosa vuol dire far rimbalzare il lampo del flash sul soffitto?

a sinistra il flash è orientato verso il soggetto, a destra verso l'altoE’ semplice: invece di rivolgere la testa del flash verso il soggetto, è necessario puntarla verso il soffitto; quando partirà il lampo, la luce andrà a colpire il soffitto e verrà in buona parte riflessa verso il basso, illuminando anche il soggetto principale della fotografia.

(Nell’immagine a lato, nella collonna di sinistra, il flash è orientato verso il soggetto, mentre in quella di destra verso l’alto).

Preferisco questo metodo, rispetto ad altri, perché oltre a risolvere il problema degli “occhi rossi”, crea un tipo di illuminazione più delicata, senza quelle brutte ombre che si creano dietro il soggetto utilizzando il flash incorporato nella macchina fotografica.

Quasi tutte le fotocamere sono dotate di una funzione anti-occhi-rossi. Quando viene attivata, il flash emette una serie di lampi, con lo scopo di far restringere il diametro della pupilla degli occhi del soggetto da fotografare. In questo modo le probabilità che nella fotografia vengano gli occhi rossi diminuiscono; ma a quale prezzo? Il soggetto, viene letteralmente abbagliato ed assume un’espressione ridicola ed innaturale, con la fronte corrugata ed un sopracciglio giù e l’altro rivolto in sù. Per non parlare del fatto, che le persone dopo il primo lampo sono portate a chiudere gli occhi.

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Bilanciamento del bianco

Thursday 14 December 2006

foto sopra: inquadrare un oggetto bianco; foto sotto: fotografare il paesaggio Premessa: Temperatura colore della luce.

A cosa serve il bilanciamento del bianco? A controllare il modo in cui appariranno i colori nella fotografia.

La funzione bilanciamento del bianco è tipica della fotografia digitale.

Nella fotografia analogica, una corretta gestione del colore, in fase di ripresa, può essere effettuata, solo con appositi filtri o pellicole speciali ed a condizione di conoscere l’esatta temperatura colore della luce che illumina il soggetto da fotografare. Inoltre, in fase di stampa, si possono effettuare correzioni delle dominanti di colore.

In digitale, il procedimento da effettuare per ottenere fotografie dai colori naturali è più semplice.

Il bilanciamento del bianco può essere impostato nelle seguenti modalità:

  • automatico

    - vantaggi: fa tutto la macchina fotografica;
    - svantaggi: non sempre si ottiene un risultato che rispecchi le aspettative;

  • predefinito

    Molte fotocamere digitali consentono di impostare il bilanciamento del bianco secondo modalità prestabilite: luce del sole, luce della lampadina, ombra, nuvoloso, luce fluorescente…

    - vantaggi: buon controllo del risultato, si imposta velocemente;
    - svantaggi: non copre tutte le possibili situazioni di illuminazione;

  • personalizzato

    Si seleziona dal menù della macchina fotografica la modalità “bilanciamento del bianco personalizzato”, si inquadra un oggetto bianco e si effettua la regolazione;

    - vantaggi: ottimo controllo del risultato;
    - svantaggi: richiede più tempo e serve un oggetto bianco da utilizzare come campione per effettuare la misurazione.

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Far assumere una posa “maschile” ad un amico in piedi

Friday 24 November 2006

Bene, tieni pure il piede destro lì dove si trova;

ora, sposta il sinistro un po’ più indietro, leggermente dietro il piede destro. Ecco, così!

Gira di poco la punta del piede sinistro verso sinistra, senza esagerare…

Ora appoggia il tuo peso sulla gamba sinistra, piegando naturalmente il ginocchio destro.

A questo punto, per rifinire la posa, chiedere, se è il caso, di girare il piede sinistro di qualche grado, da una parte o dall’altra.

Ora non resta che mettere in posa la parte superiore del corpo.

Puoi mettere la mano destra in tasca e appoggiare l’altra sullo schienale di quella sedia?
Esatto, proprio così!

Accertarsi che la testa sia posizionata perpendicolarmente alla linea delle spalle ed il vostro amico è in posa!

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Il ritratto classico in fotografia: “Approccio Zeltsman”.

Wednesday 22 November 2006

Oltre cinquant’anni fa, il fotografo ritrattista Joe Zeltsman frequentò un workshop tenuto da uno dei più quotati professionisti di quel periodo, specializzato nella fotografia di matrimonio: un certo Van Moore.

Zeltsman tornò dal corso, con in mente questi due importanti concetti:

  1. mettere in posa le persone secondo uno stile classico, segue un preciso schema;
  2. una stessa posa può essere fotografata da diverse angolazioni e con una varietà di tagli differenti.

Arricchito professionalmente da quella breve esperienza, iniziò a pensare ad un nuovo approccio alla ritrattistica classica.

Approccio fotografico di Zeltsman.

Zeltsman fece queste considerazioni.

  • Il punto di interesse dominante in un ritratto classico deve essere il volto del soggetto;
  • il corpo delle persone si dispone in modo naturale in una posizione strettamente collegata all’orientamento del volto.

Allora…

Perché non decidere prima di tutto da quale angolazione fotografare il volto del soggetto e, solo successivamente, mettere in posa il resto del corpo in modo coerente con la posizione del viso?

Secondo questo tipo di approccio il fotografo inizia la seduta valutando le caratteristiche del volto, durante una breve conversazione con il soggetto da fotografare ed in seguito decide da quale angolazione fotografarlo.

Solo dopo aver effettuato questa scelta, mette in posa il soggetto in modo tale che la posizione del corpo sia coerente con quella del viso.

Se siete interessati ad approfondire l’argomento, leggete: The Zeltsman Approach to Traditional Classic Portraiture (si legge gratis, online, in inglese: 16 capitoli, illustrati con fotografie)

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Fotografia di strada

Tuesday 31 October 2006

In un simpatico video, il fotografo Joel Meyerowitz rivela alcuni trucchi e segreti, utili per realizzare buone “fotografie di strada”.

  • Esposizione: misurare l’esposizione palmo della propria mano.
  • Dove posizionarsi: negli angoli in cui si incrociano le strade.
  • Diventare invisibili: utilizzare il linguaggio del corpo, per passare inosservati.
  • Combinare elementi improbabili.
  • Essere pronti: se non si sa il momento esatto in cui accadrà qualcosa d’interessante, occorre essere sempre allerta, con la macchina fotografica pronta.
  • Seguire il proprio istinto.
  • Joel Meyerowitz ha fotografato lungo le strade di New York per oltre quarant’anni.

    Il video: Magrack video
    Il link: www.joelmeyerowitz.com
    Libri: Joel Meyerowitz

    Argomenti correlati: Fotografare gli sconosciuti: linguaggio del corpo

Temperatura colore della luce

Monday 2 October 2006

scala temperatura colore gradi Kelvin A seconda dell’ora del giorno e delle condizioni meteorologiche la luce naturale del sole assume colorazioni diverse.

A mezzogiorno, con il cielo sereno, la luce del sole è bianca, cioé priva di dominanti colorate.

Al tramonto ed all’alba assume dei colori caldi, tendenti al giallo ed al rosso.

Al contrario, quando il cielo è nuvoloso, la luce è fredda ed assume un colore bluastro.

La temperatura del colore viene misurata in gradi Kelvin (immagine a lato): la luce emessa da una candela misura circa 1800 gradi Kelvin, la luce del sole a mezzodì in una giornata serena 5500 K, nel tardo pomeriggio 4300 K, tra i 6000 K e gli 8000 K in una giornata nuvolosa.

Noi non ci facciamo molto caso, poiché il nostro cervello si adatta immediatamente a questi cambiamenti, ma le pellicole a colori no. Ciò significa che se fotografiamo una bella sposa vestita di bianco, illuminata dal sole del tramonto, il suo vestito in fotografia apparirà giallino; mentre se la fotografiamo sotto un cielo coperto di cupe nubi, nell’immagine che si otterrà, l’abito della sposa avrà una dominante bluastra.
Questo perché, le pellicole a colori sono normalmente tarate per una temperatura di 5500 K.

(Se fotografate in digitale, continuate a leggere, perché questi sono concetti importanti ed utili anche per chi non utilizza macchine fotografiche analogiche)

Secondo la scala Kelvin, più è alto il numero, più la luce tende al blu (luce fredda); più è basso il numero, più la luce tende al rosso (luce calda).

Molte delle lampadine che vengono utilizzate nelle abitazioni sono al tungsteno ed hanno una potenza che può variare da 40 a 100 watt. La luce emessa da una lampada al tungsteno da 100 watt ha una temperatura colore di circa 2800 K; è quindi una luce calda. Se si fotografa un oggetto illuminato da questa lampadina con una normale pellicola a colori, nell’immagine finale, presenterà una dominante giallognola.

Per correggere queste dominanti, in fotografia, si possono utilizzare degli appositi filtri colorati. Ce ne sono di diversi tipi: alcuni si montano sulle fonti luminose, altri sull’obiettivo della macchina fotografica.
Chi fotografa in digitale, ha uno strumento in più, rispetto a chi fotografa con la pellicola: si chiama bilanciamento del bianco.