Un sito dedicato al mondo della fotografia: commenti, pensieri, recensioni, note, appunti, link e, talvolta, qualche reportage.


Archivio della Categoria 'storia della fotografia'

Su Flickr le foto del Library Congress

Thursday 17 January 2008

Su www.scrivereconlaluce.it
ho scritto più di una volta del Library Congress e dell’archivio fotografico con immagini ad elevata risoluzione pubblicate online al seguente indirizzo: http://www.loc.gov….

(Se siete interessati potete leggere anche i vecchi messaggi: “Fotografie a colori di sessant’anni fa!” e “La biblioteca del Congresso degli Stati Uniti“).

Ora, visitando un forum di discussione americano dedicato alla fotografia - www.sportsshooter.com/forum… - ho scoperto questa pagina di Flickr: Library of Congress Flickr pilot.

The Library of Congress invites you to explore history visually by looking at interesting photos from our collections. Please add tags and comments, too! More words are needed to help more people find and use these pictures.

La Bliblioteca del Congresso degli Stati Uniti invita tutti a guardare online quelle immagini; chi vuole può scrivere anche dei commenti.

Attualmente ha pubblicato più di tremila fotografie scattate in un periodo compreso tra il 1900 ed il 1945.

Nella pagina del profilo utente si legge

Yes. We really are THE Library of Congress.

We invite your tags and comments! Identifying information is also appreciated–many of our old photos came to us with very little description.

Il sito del nipote della “Madre Emigrante” di Dorothea Lange

Thursday 29 November 2007

Her name was Florence, she was just 32 years old and had come from Oklahoma to California some dozen years before, to a land of promise — a promise which, for her, had not been kept.

E’ ciò che si legge nella homepage del sito www.migrantgrandson.com, accanto ad una fotografia scattata da Dorothea Lange, durante il periodo della Grande Depressione.

Roger Sprague afferma di essere il nipote di Florence (Owens) Thompson, altrimenti nota come the Migrant Mother.

Il suo sito non è stato pubblicato oggi, ma è online da un po’ di tempo, tuttavia l’ho scovato solo ora e mi è sembrato giusto scrivere due righe al riguardo.

Quando ho visto quella fotografia famosa per la prima volta, mi sono chiesto: “Che fine avrà fatto la signora della foto?”
Beh, a quanto pare sul sito di Roger Sprague c’è la risposta a quella domanda.

Then a shiny new car (it was only two years old) pulled into the entrance, stopped some twenty yards in front of Florence and a well-dressed woman got out with a large camera. She started taking Florence’s picture. With each picture the woman would step closer. Florence thought to herself, “Pay her no mind. The woman thinks I’m quaint, and wants to take my picture.” The woman took the last picture not four feet away then spoke to Florence: “Hello, I’m Dorthea Lange, I work for the Farm Security Administration documenting the plight of the migrant worker. The photos will never be published, I promise.”

“La foto non verrà mai pubblicata”, disse la Lange…

Continua su www.migrantgrandson.com

Libri:
- Dorothea Lange. La vita come visione (1895-1965)
- La Grande Depressione di Murray N. Rothbard

Deadpan photography

Monday 5 November 2007

Christian Patterson segnala sul suo blog un interessante articolo pubblicato dal Boston Globe: “Engaging yet ambiguous, deadpan photography provides a refuge from emotion in a time of worry“, di Greg Cook.

Riguarda quella che alcuni chiamano deadpan photography.

deadpan photography

Neutral expressions and cool, head-on compositions have become one of the signature styles of today’s art photography. Some have called it deadpan photography: The tone is impassive, matter-of-fact, detached. Often the people are posed.

Ho realizzato questo ritratto ieri, prima di aver letto l’articolo in questione…

Di solito non faccio questo tipo di fotografie, in genere fotografo il movimento e le persone non le ritraggo quasi mai in posa, ma questa volta, non so perché, ho fatto un’eccezione.

Alcuni fotografi nominati nell’articolo del Boston Globe sono: Rineke Dijkstra, Dawoud Bey, Laura McPhee, Martin Schoeller, Alec Soth.

Sul Web lo stile della deadpan photography ha i suoi sostenitori. Jörg Colberg è un astrofisico appassionato di fotografia, autore del popolare blog - Conscientious, date un’occhiata alle fotografie che segnala giorno per giorno.

Queste pose ricordano molto le foto vecchie di un passato ormai remoto; è come se Henri Cartier-Bresson non fosse mai esistito e tutta la storia della fotografia, dagli anni Trenta fino agli anni Novanta… volutamente dimenticata.

Alcuni di questi fotografi sostengono che il loro stile è influenzato anche dal tipo macchina fotografica utilizzata, spesso di grande formato, che richiede una preparazione allo scatto di almeno dieci minuti.

In that time the person settles in and they become more comfortable generally and they have a much more contemplative neutral expression. . .

E’ proprio quest’espressione “neutrale” del viso che sembra differenziare i ritratti della deadpan photography da quelli di fine Ottocento - inizio Novecento.

The Boston Globe: Here’s looking at you

Argomento correlato:
- imparare a fotografare
- pose nel ritratto: il profilo

Foto a colori della prima guerra mondiale

Tuesday 23 October 2007

Nel dicembre 2006, scrivevo contento un messaggio dal titolo: “Foto a colori di sessant’anni fa“.

Oggi ho scoperto un sito, www.worldwaronecolorphotos.com, in cui sono pubblicate centinaia di fotografie a colori: lavoratori, soldati, infermiere, suore, preti, alti prelati, chiese, case diroccate.

alcuni esempi: marinai, case bombardate, poi c’è questa, quest’altra, quest’altra ancora, anche questa mi sembra interessante, ma ce ne sono molte altre…

I link:
www.worldwaronecolorphotos.com
State of the Art
The Great War in Color
Jean-Baptiste Tournassoud

Un evento è vero solo se è stato fotografato

Wednesday 3 January 2007

Recentemente ho rivisto un documentario (credo si intitolasse “Looking for an icon“) in cui Oliviero Toscani, a proposito della fotografia, sosteneva che un evento è successo veramente solo se qualcuno l’ha fotografato. Questo perché le persone credono alle immagini che vedono.

Tempo fa ho visto il film “L’inventore di favole” (Shattered glass), la cui trama prende spunto dalla vicenda di un giornalista americano di nome Stephen Glass, editorialista per il The New Republic e collaboratore free lance per diversi magazine, quali George, Harper’s e Rolling Stones.
Nella versione cinematografica, il protagonista ha inventato di sana pianta una storia; persino le persone citate negli articoli erano frutto della sua fantasia. Se mi ricordo bene, al termine del film, qualcuno (una donna) dice qualcosa di molto importante al direttore del giornale, disperato perché non si era accorto che il suo più brillante editorialista si era inventato uno scoop: “Le fotografie!” se il direttore avesse chiesto al giornalista le fotografie delle persone citate negli articoli, prima di pubblicarli si sarebbe accorto subito che si trattava di un bufala (questa è la tesi sostenuta dalla donna).

Oliver Stone ha realizzato un documentario su Fidel Castro. Ad una domanda del regista, il leader cubano ha risposto: “Non troverai nemmeno una fotografia degli ultimi trent’anni in cui la polizia di Cuba si è comportata in maniera oppressiva nei confronti del popolo“.

La fotografia come prova che un evento è successo o non è successo.

Archivio fotografico online dell’anno

Wednesday 27 December 2006

Se potessi eleggere il miglior archivio fotografico consultabile online, tra quelli che ho scoperto quest’anno, sceglierei quello della biblioteca del congresso degli Stati Uniti.

Il sito contiene centinaia di immagini in formato digitale, comprese quelle dei maestri della fotografia come Dorothea Lange, che realizzò fotografie durante la Grande Depressione per conto di quella che divenne la Farm Security Administration, e Mathew Brady, pioniere della fotografia di guerra, conosciuto per il suo lavoro svolto durante la guerra civile americana.

Il “Fattore umano” nella fotografia industriale degli anni ‘30

Tuesday 12 December 2006

Negli anni ‘30, due professori dell’Harvard Business School, Donald Davenport e Frank Ayres si resero conto che i loro studenti avevano solo una vaga idea e per lo più irrealistica riguardo alla manodopera nelle industrie.

Quali compiti svolgevano gli operai? Che ruolo avevano nella gestione dei macchinari?

Gli studenti identificavano il lavoro come una commodity (un’attività banale, semplice da realizzare, che non richiedeva particolari abilità) e tendevano ad ignorarne la componente umana.

Per questo motivo, i due professori scrissero alle principali aziende del paese, richiedendo delle fotografie che illustrassero il rapporto tra operai e macchinari. Davenport battezzò questo legame: “the human factor“.

La risposta fu positiva: le aziende inviarono stampe fotografiche, molte delle quali erano già apparse in pubblicità e rapporti societari.
Complessivamente, Davenport e Ayres acquisirono oltre 1.200 immagini, da più di 115 imprese, alcune delle quali straniere.

Pochi anni prima la famosa business school, aveva introdotto un nuovo metodo di studio, basato sull’analisi di casi reali. In tale prospettiva, secondo i professori dell’università, quelle immagini sarebbero state utili agli studenti di economia aziendale, perché ritraevano in modo chiaro i problemi legati al rapporto tra i lavoratori e gli impianti industriali.

Le immagini che ho visto - sono quelle che si trovano sul sito dell’università (alla pagina: The Human Factor) - hanno tutte una caratteristica in comune: sono perfette per la pubblicità e la propaganda!!! Mitizzano il lavoro operaio e la grande fabbrica di quel periodo. Bellissime!

Molte di queste fotografie sono opera di Lewis Hine: uno dei migliori fotografi documentaristi del primo Novecento. La selezione delle immagini che sono finite sui banchi di Harvard, sembra però, che si riferiscano solo ad una parte del suo lavoro: quella apparsa nel suo libro intitolato “Men at Work” (sottotitolo: “Photographic Studies of Modern Men and Machines“) e pubblicato nel 1932.

Ian Jeffrey, nel suo saggio dedicato alla storia della fotografia, a proposito delle fotografie di Men at Work, scrive:

…ritraggono i lavoratori come robusti eroi in pose monumentali accanto a monumentali macchine…

Acquista il libro Men at Work (costa poco!)

Sono immagini di propaganda: utili a creare un senso di appartenza all’azienda, a stimolare la produttività dei lavoratori, a motivarli e a rassicurare gli investitori. Quelle fotografie sembrano comunicare: “Guarda che impianti all’avanguardia, che abbiamo! Guarda come sono bravi, forti ed eroici i nostri lavoratori!“.

Erano proprio queste le fotografie più adatte da mostrare agli studenti di economia aziendale per renderli consapevoli dell’importanza del ruolo della componente umana nell’attività d’impresa?

L’idea di Donald Davenport e di Frank Ayres, di utilizzare le fotografie per illustrare ai propri studenti i “casi aziendali”, era brillante.
Tuttavia, non sarebbe stato meglio commissionare direttamente ad un fotografo questo compito?

Due libri:
Fotografia (di Jan Jeffrey)
Men at Work (L. Hine)

La biblioteca del Congresso degli Stati Uniti

Friday 8 December 2006

Dispone di un vasto catalogo di immagini: stampe e negativi.
Moltissime immagini sono state pubblicate sul sito in formato digitale.

E’ un archivio fantastico: ci sono molte delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia; alcune si possono scaricare ad una risoluzione strepitosa!

L’ho scoperto da poco, ma ne sono già entusiasta; come ho scritto nel messaggio: “Fotografie a colori di sessant’anni fa“, mi piacciono le vecchie fotografie…

http://lcweb2.loc.gov/pp/mdbquery.html
http://www.loc.gov/rr/print/list/listguid.html

POYi - Pictures of the Year International

Friday 24 February 2006

In questi giorni vengono pubblicate le foto vincitrici del prestigioso concorso per fotogiornalisti.

Obiettivo del POYi, Pictures of the Year International, è quello di offrire ai fotoreporter l’opportunità di veder premiato il proprio lavoro. Inoltre, grazie al fatto che il concorso si tiene ormai da 63 anni, l’organizzazione dispone di un archivio fotografico contenente più di 35.000 immagini, tra le migliori mai pubblicate. Si prevede, che in futuro l’intero archivio (quindi anche le vecchie foto) sarà consultabile da parte di fotografi, studenti e giornalisti.

Le foto premiate sono classificate in diverse categorie: Issue Reporting Picture Story, Ritratti, Spot News, Pictorial, Disastri Naturali, Sport…

Guarda: le foto vincitrici di quest’anno

Fotografare è trattenere il respiro

Tuesday 7 February 2006

La teoria del momento decisivo. La celebre definizione di fotografia fornita da Henri Cartier-Bresson, indiscusso maestro del fotogiornalismo e del reportage fotografico.

“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale. Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. Per me fotografare è un modo di capire che non differisce dalle altre forme di espressione visuale. È un grido, una liberazione. Non si tratta di affermare la propria originalità; è un modo di vivere”.

Tratto da L’immaginario dal vero di Henri Cartier-Bresson

Questa è la definizione di fotografia più citata in assoluto da parte di chi si occupa di fotogiornalismo. Se volete fare bella figura oppure ostentare la vostra cultura fotografica con amici e conoscenti, imparate questa citazione a memoria e recitatela al momento più opportuno: nessuno oserà contraddirvi!

Henri Cartier-Bresson è stato uno dei fotografi più importanti del secolo scorso. Classe 1908. Ha fondato, con altri quattro soci, l’agenzia fotografica Magnum.

Libro correlato: Henri Cartier-Bresson. Di chi si tratta? La retrospettiva completa dell’opera di Henri Cartier-Bresson. Fotografie, film, disegni, pubblicazioni