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Archivio della Categoria 'fotografia nel cinema'

La prossima volta che fai un ritratto portati dietro l’aeroplano

Friday 5 September 2008

Il mese di febbraio di quest’anno su Vanity Fair uscì una serie di fotografie dedicate al celebre regista Alfred Hitchcock:

Oggi ho trovato il filmato del backstage della foto scattata da Art Streiber a Seth Rogen: remake della scena in cui Cary Grant correva in un campo di grano inseguito da un’aereo.

Se l’aeroplano era indispensabile, cosa dire del furgoncino o delle trivelle utilizzate per bucare il terreno?

- www.artstreiber.com
- la foto

Jimmy Olsen: il fotoreporter del Daily Planet

Friday 21 September 2007

tv Jimmy lavora a Metropolis per una testa giornalistica: il Daily Planet.

Il suo nome completo è James Bartholomew Olsen. E’ un cronista alle prime armi e si occupa anche della realizzazione delle fotografie per il giornale.

Al Daily Planet svolge incarichi a fianco di Lois e Clark, due giornalisti più esperti che Jimmy ammira molto.

Nel film “Superman il ritorno” la parte del giovane fotografo è interpretata dall’attore Sam Huntington (Marc McClure interpretò questo ruolo in Superman II, III e IV). Olsen utilizza una reflex digitale, per la prima volta in un film di Superman. Ma non è solo di attrezzatura che voglio parlare. In particolare mi interessa un dialogo avvenuto nell’ufficio di Perry White, direttore del Daily Planet.

Perry White: “queste sono due icone scattate da un bambino di 12 anni con un cellulare. Tu che cos’hai Olsen?
Jimmy: “io ho fatto queste”.
Il fotografo mostra al direttore ed a Lois Lane una foto.
Jimmy: “guarda in cielo, capo”.
Lois Lane: “è un uccello?
Direttore: “è un aereo?
Jimmy: “no, guarda: è Superman!
Nel frattempo Clark Kent apre la porta dell’ufficio ed entra.
Clark: “voleva vedermi?”

Perry White indica due fotografie e dice: “Queste sono due icone”.

Cosa sono le icone? Tutte le fotografie sono icone? No, solo alcune. Poiché non ho mai amato le definizioni, non spiegherò che cos’è un’icona ma farò semplicemente alcuni esempi.

La foto di Che Guevara, quella che si vede sulle magliette vendute in mezzo mondo, è un’icona. Anche la foto scattata nel 1945 da Alfred Eisenstaedt - il bacio tra il marinaio e l’infermiera - è un’icona. La foto scattata da Dorothea Lange nel 1936 in California a quella donna con i figli lo è; la potete scaricare gratuitamente ad elevata risoluzione dal sito della biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Altri esempi. L’esecuzione in strada di un prigioniero immortalata da Eddie Adams nel 1968 in Vietnam; i marine che innalzano la bandiera americana ritratti da Joe Rosenthal; l’immagine creata da Jewgeni Khaldej il 4 maggio 1945; la foto delle sevizie al prigioniero di Abu Grahib è diventata un’icona. I Beatles sulle strisce pedonali di Abbey Road.

Come potete vedere, non tutte le foto che ho indicato come “icone” sono delle belle immagini; solo un’idiota, per esempio, potrebbe dire che la foto dell’esecuzione di un prigioniero è bella. Non tutte ritraggono personaggi noti e famosi. Non tutte sono state realizzate da fotografi professionisti. Alcune sono state “dirette” dallo stesso fotografo, come nel caso di Chaldej che si era portato dietro la bandiera russa ed ha dato precise indicazioni ai soldati per mettersi in posa.

Tutte queste fotografie hanno in comune una cosa: sono diventate dei simboli. Una è il simbolo della Grande Depressione degli anni ‘30, l’altra è l’icona della fine di una guerra, i Beatles che attraversano Abbey Road sono un’icona degli anni ‘60…

Jimmy Olsen avrebbe dovuto documentare il ritorno di Superman: questo era ciò che il direttore del Daily Planet si aspettava dal fotografo professionista del giornale.

Nella finzione del film un ragazzino che si trovava nel posto “giusto” al momento “giusto” con un cellulare con fotocamera integrata ha scattato le Immagini, con la “I” maiuscola, del ritorno in azione del supereroe, dopo i cinque lunghi anni di assenza dalla Terra. Ma questo, appunto, è solo un film. E nella realtà? Chi realizza e chi realizzerà le prossime icone?

Per chi ha tempo da perdere, c’è il videogioco; si intitola: “Fotografa Superman“. L’incarico è quello di fotografare l’uomo d’acciaio mentre sorvola i cieli di Londra, Honk Kong, Sydney e Metropolis. Ho giocato due volte alla prima ho totalizzato 62 punti ed alla seconda 104. E’ una specie di tiro al bersaglio, dove non è richiesto alcun impegno creativo da parte del fotografo.

Link interessanti:
Sei un editore? Visita: Creativecomics
Altri link:
Warnerbros
DC

Il fotografo di “Campus Confidential”

Wednesday 18 April 2007

Violet (Christy Carlson Romano) e Cornelia (Katey Sagal) sono due studentesse di un liceo americano; insieme gestiscono il giornale della scuola. Nessuno lo legge e, come se non bastasse, lì, vige una rigida gerarchia sociale: al vertice ci sono i ragazzi e le ragazze popolari, in fondo alla scala sociale si trovano i “plebei”, con pochi diritti e molti doveri.
Violet e Cornelia appartengono alla seconda categoria, per questo motivo subiscono angherie ed umiliazioni.

Campus Confidential è un film diretto da Melanie Mayron. Non saprei se consigliarvelo o meno, non penso sia un capolavoro, ma credo che valga la pena leggere quanto segue, perché tocca alcuni temi riguardanti la fotografia, il giornalismo e la cronaca scandalistica

(Continua la trama)
Violet e Cornelia vorrebbero cambiare lo status quo, così decidono di pubblicare un nuovo giornale: “il Tattler“, su cui pubblicare i pettegolezzi ed i segreti dei “vip della scuola”.
Quando il giornale scandalistico esce per la prima volta, nessuno sembra notarlo (e perché mai dovrebbero? non leggevano il vecchio giornale, perché dovrebbero sforzarsi di sfogliarne uno nuovo), ma appena uno studente si accorge di cosa parla, si sparge velocemente la voce e tutti iniziano a divorarne le pagine con bramoso interesse.

Il primo ad essere screditato è un ragazzo: il leader dei “Fab Five”: un gruppo di cinque ragazzi omosessuali e modaioli. Violet e Cornelia scoprono che Brett, così si chiama il ragazzo, è …etero.
Dopo di lui se la prendono con la reginetta delle Cheerleaders, con un giocatore di football sbruffone ed altri “vip”.

Il ricatto al preside

Ben presto i genitori (importanti avvocati e ricchi imprenditori della zona, nonché finanziatori della scuola) di alcuni dei ragazzi, il cui nome è stato infangato dal “Tattler“, intervengono facendo pressioni sul preside, che minaccia di espellere Violet e Cornelia, se non pongono immediatamente termine alla loro carriera di croniste del gossip.
A questo punto, Violet si introduce di nascosto nell’ufficio del preside, dove trova dei documenti compromettenti e li fotografa. Ora le due “giornaliste d’assalto” hanno del materiale “scottante” con cui ricattare il preside, che a quanto pare, manteneva una relazione segreta con un donna.

Due frasi chiave pronunciate dalle protagoniste del film…

Violet: “Siamo riuscite a trasformare la scuola in un posto migliore.
Cornelia: “E’ il nostro momento, lo senti? il potere!

Violet voleva “migliorare la scuola”, Cornelia desiderava “trovare la propria dimensione all’interno della scuola”.

Mokthar il paparazzo. E’ un personaggio secondario, stereotipato, sempre con il turbante indiano in testa ed un forte accento straniero. E’ lui che ha il compito di scattare le fotografie per il Tattler. Utilizza una macchina a soffietto, con un grosso flash a torcia

Dialogo tra Cornelia e Mokthar, durante una riunione, nel momento di maggior successo del giornale.

Cornelia: “se non ci sono gli steroidi nell’armadietto di Tyler, metticeli!
Mokthar: “Ma non è illegale?!
Cornelia: “Siamo un giornale scandalistico, non il National Geographic!

Nel film le due ragazze ottengono le informazioni da pubblicare sul Tattler mediante l’inganno, sfruttando le testimonianze di informatori repressi e desiderosi di vendetta.

Alla fine, però, tutte queste cose si ripercuotono contro di loro.

In questo film il giornalismo viene presentato come uno strumento per
a) cambiare la società;
b) scalare il potere.

Mokthar: “Mi sono licenziato.
Violet: “Perché?
Mokthar: “Cornelia voleva che ritoccassi delle foto, dice che lo fanno tutti

Nel film, al fotografo è stato chiesto di
a) costruire una fotografia, aggiungendo oggetti alla scena da fotografare;
b) ritoccare le fotografie.

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