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Archive for the ‘etica in fotografia’ Category

L’anoressia secondo Oliviero Toscani: un lavoro da fotoreporter?

September 26th, 2007 2 comments

Circa un anno fa, scrissi due righe riguardo ad un documentario-reportage fotografico realizzato da Lauren Greenfield; il messaggio lo intitolai: “Magre da morire“. Dopo circa un mese, ne scrissi un’altro sempre sullo stesso argomento: “Dying to be thin“.

Lauren Greenfield è una fotoreporter: con la macchina fotografica e la videocamera racconta l’epoca in cui viviamo. Per il suo documentario sull’anoressia è stata nominata ad un Emmy Award.

Oliviero Toscani è un fotografo di moda, talmente famoso da non aver bisogno di presentazioni. Le sue campagne pubblicitarie fanno spesso discutere, il perché dovreste già saperlo.

E’ uscita da pochi giorni l’ultima pubblicità, realizzata da Toscani per Nolita, fashion brand del gruppo Flash&Partner e già fa discutere. Nolita si occupa di moda: vestiti, abbigliamento, ecc.

La ragazza protagonista della pubblicità si chiama Isabelle Caro ed è malata di anoressia. Guarirà? A vederla in foto, sembra arrivata ad un punto di non ritorno…

Sono già usciti numerosi articoli sulla controversa campagna pubblicitaria, ne parlano: Repubblica, il Sole24Ore, Timesonline, Libération, Corriere, TGcom, Panorama e nei prossimi giorni ne seguiranno molti altri.

Sul dizionario d’italiano Sabatini-Coletti si legge che la pubblicità è “quell’insieme di attività e di mezzi attraverso cui si richiama l’attenzione del pubblico, a fini promozionali su prodotti, servizi, prestazioni di vario tipo, predisponendo messaggi adatti alla fascia di popolazione che più interessa“.

Secondo i manager della Flash&Partner il messaggio pubblicitario della campagna di Toscani è rivolto: “alle giovani donne sensibili ed attente alle mode“.

Luisa Bertoncello, amministratore delegato di Flash&Partner“, afferma sul sito di Nolita: “L’intento aziendale è proprio quello di usare la pubblicità come strumento di sensibilizzazione ai temi sociali“.

Sul sito dell’Ansa si legge una frase attribuita a Toscani: “Io ho fatto, come sempre, un lavoro da reporter: ho testimoniato il mio tempo“.

Voi cosa ne pensate? Toscani è un fotografo di moda o un reporter?

Che differenza c’è tra il lavoro realizzato da Lauren Greenfield e quello di Toscani?

Il sito: Nolita

Argomento correlato:
Isabelle Caro: chiamarle l’ambulanza?

Segnalo questa notizia apparsa su un quotidiano inglese

September 26th, 2007 1 comment

Riguarda una fotografia realizzata da Nan Goldin e di proprietà di Elton John. L’immagine è stata sequestrata dalla polizia, scrive il Telegraph, perché si sospetta che abbia infranto le leggi sulla pedofilia.

Gli autori dell’articolo, Sophie Borland e Nigel Reynolds, scrivono a proposito della fotografa:

Goldin, 54, is well known for her shots of young, semi-clothed girls.

Mi sembra un modo un po’ superficiale ed inappropriato per descrivere il lavoro di una fotografa. I due giornalisti avrebbero dovuto impegnarsi di più e fare una ricerca adeguata.

Sottolineo, che l’articolo del Telegraph è accompagnato da una foto d’archivio, in cui Elton John appare sorridente dietro al microfono. Cosa centra questa foto con la vicenda in oggetto?

L’articolo: Seized ‘art porn’ owned by Sir Elton John

Un libro che i due giornalisti del Telegraph potrebbero trovare utile: Il giardino del diavolo di Nan Goldin

la mostra: Thanksgiving (from The Sir Elton John Photography Collection)

Di questo argomento ne ha parlato Amy Stein sul suo blog

Continua…

Il fotografo di Minneapolis 2

August 22nd, 2007 1 comment

Sono contento, che Sandro Iovine nel suo post, “Professione etica?” abbia deciso di approfondire il discorso che ho iniziato con il messaggio intitolato: “Il fotografo di Minneapolis e la tragedia del ponte“.

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Il fotografo di Minneapolis e la tragedia del ponte

August 3rd, 2007 No comments

Seguo da alcuni mesi il blog di Alec Soth, un fotografo professionista di Minneapolis. Potete ammirare il suo portfolio visitando il suo suo sito web.

A proposito della tragedia del ponte, ha scritto sul suo blog in un messaggio intitolato “two-exclamation-point limit“, che al momento della disgrazia stava camminando con il proprio pargolo di un anno per strada, quando un passante l’ha avvisato del crollo di un ponte nel fiume Mississippi, a Minneapolis.

Il suo primo pensiero è stato quello di chiamare sua moglie, poi si è posto la domanda: “should I go make pictures?“.

Andare a fotografare o no? Sulla scena sono arrivati quasi immediatamente gli elecotteri delle TV, così come i fotografi delle agenzie di news. Per non parlare di tutti i passanti dotati di telefonino con telecamera incorporata, che avrebbero sicuramente filmato o fotografato la disgrazia.

Alec Soth ha scelto di non andare a fotografare.

Chissà se Robert Capa avrebbe preso la stessa decisione del suo collega del Minnesota? difficile dirlo, poiché Capa lavorava e viveva in un’epoca diversa da quella attuale: non c’erano telefonini con videocamera incorporata, la televisione era un oggetto ancora sconosciuto ai più e le notizie si ascoltavano per radio o si leggevano sul giornale del mattino.

Il fotografo di Minneapolis ha segnalato sul suo blog un messaggio interessante, apparso su PDNPulse: “Tragedy Fuels Breathless Press Release!!

Qualche anno fa Soth realizzò un reportage fotografico, intitolato Sleeping by the Mississippi

Libri consigliati (non sono libri di fotografie, ma riguardano il fiume in oggetto):
Vita sul Mississippi di Mark Twain
La terra del blues. Delta del Mississippi, viaggio all’origine della musica nera. Con CD Audio di Alan Lomax

Argomento correlato:
Fotografare le tragedie: consigli dello psicologo.

Il business delle Olimpiadi ed il fotoreporter embedded

August 2nd, 2007 No comments

Il British Journal of Photography (link) riporta un’intervista a Stuart Franklin, presidente dell’agenzia fotografica Magnum, che spiega i motivi per cui si è rifiutato di firmare un contratto, che garantisse ai membri della cooperativa la possibilità di fotografare il sito Olimpico di Londra 2012.

Secondo quanto riportato dalla rivista, Franklin ha riferito che per via di alcune clausole presenti nel contratto, nessuna organizzazione interessata alla fotografia di documentazione di qualità dovrebbe prendere in considerazione quella proposta…

I motivi del rifiuto riguardano i seguenti aspetti:

1) la cessione dei diritti d’autore relativi alle immagini all’Olympic Delivery Authority;

2) l’esplicita richiesta di non fare nulla che potrebbe nuocere o arrecare imbarazzo agli organizzatori o agli sponsor ufficiali;

3) la richiesta da parte dell’Olympic Delivery Authority di poter modificare, alterare, adattare il lavoro dei fotografi;

4) il linguaggio utilizzato dall’ODA nelle comunicazioni, quando si riferisce alle agenzie fotografiche le indica con il termine “fornitori”.

Leggendo l’articolo intitolato Magnum snubs Olympics, pubblicato sul sito del The British Journal of Photography, mi viene in mente il termine utilizzato per indicare i giornalisti al seguito delle truppe americane in guerra: “embedded“.

Mi piacerebbe leggere da qualche parte una risposta pubblica da parte del Comitato Olimpico di Londra 2012.

Argomento correlato:
il libro fotografico di Stuart Franklin: “La città dinamica

Fotogiornalismo: la zona grigia dell’etica

May 18th, 2007 1 comment

Inaugurazione restauri del Campanile Quello che sto fotografando è vero o è una messa in scena creata appositamente per me?

Quando si fotografa ad un’inaugurazione, persone, politici, professionisti, ecc. si mettono letteralmente in posa per la cerimonia del taglio del nastro.

Lo fanno spontaneamente, senza che nessuno glielo richieda.

In un caso come questo la presenza dei fotografi influenza la scena, o no?!

Se non ci fosse un fotografo dall’altra parte del nastro, i politici si metterebbero in posa? Si comporterebbero allo stesso modo?

Alle inaugurazioni, alle conferenze stampa ed alle premiazioni di tante manifestazioni, sento spesso dire questa frase: “Mettiamoci in posa, per la gioia dei fotografi“.

Data questa premessa, la foto che ne risulterebbe, potrebbe essere buona per un album dei ricordi, ma non per fare la cronaca di un evento. Eppure, centinaia di immagini, che vengono pubblicate quotidianamente dai giornali, sono di questo tipo: scene create, più o meno spontaneamente, per “la gioia dei fotografi”. I lettori dovrebbero lamentarsi?

Questo tipo di immagini non fanno tanto la gioia dei fotografi, che sono lì semplicemente per raccontare un fatto tramite l’immagine fotografica, ma piuttosto quella degli organizzatori degli eventi, dei politici, dei vincitori di una competizione, ben felici di apparire su giornali, riviste, ecc.

Caresana In questi casi, per descrivere onestamente l’evento, forse, sarebbe opportuno immortalare anche chi sta fotografando, poiché è parte importante del paesaggio.

Non saprei dire di chi sia veramente la responsabilità, quando quella che dovrebbe essere una fotografia di reportage si trasforma in una fotoricordo, buona solo per l’album di famiglia, ma posso affermare con certezza che i giornali locali ne sono pieni.
(Colpa – ammesso che sia una colpa – di chi scatta le foto? di chi le pubblica? di chi legge i giornali? di chi si mette in posa?)

Se siete curiosi e volete sapere dove, quando ed in quale occasione ho scattato queste due fotografie, non temete, la vostra fame di conoscenza sarà saziata, cliccando qui (la prima) e qui (la seconda).

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Star fotografate senza trucco o fotoritocco

Sul blog della rivista PopPhoto è stato pubblicato, l’altro ieri, un interessante articolo.

How People Magazine used all the camera tricks in the book to make stars look great without makeup.

Dieci star dello spettacolo fotografate senza trucco e senza fotoritocco: Eva Longoria, Jessica Alba, Jessica Biel, Jessica Simpson (chiamarsi “Jessica” porta fortuna, nel mondo dello spettacolo?!), Rachel Bilson, Rosario Dawson…

Da quando esiste Photoshop, si pensa che tutti i ritratti di personaggi dello spettacolo vengano ritoccati al computer. Non è sempre così.

Il tradizionale makeup risulta, spesso, un aiuto importante, per mascherare i difetti più evidenti del volto, ma in fotografia ci sono anche altri sistemi per nascondere imperfezioni o piccoli difetti.

Lunghe esposizioni: una foto leggermente mossa di un volto, mostra la pelle più liscia di quanto non lo sia in realtà.

Sfondi ed abiti bianchi: aiutano a diffondere la luce nei punti critici, eliminando ombre poco attraenti.

Sovraesposizione: rende il volto più luminoso e nasconde i difetti della pelle, come lentiggini e punti neri.

Messa a fuoco selettiva: sfruttare la profondità di campo per mettere a fuoco solo il profilo migliore.

I capelli: possono essere sfruttati per nascondere parti del volto o per coprire le orecchie.

Il Link: Look Ma, No Photoshop

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Ieri ho fotografato Eva Kant

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