Un sito dedicato al mondo della fotografia: commenti, pensieri, recensioni, note, appunti, link e, talvolta, qualche reportage.


Archivio della Categoria 'etica in fotografia'

Non importa come fotografi, ma come ti vesti!

Monday 17 November 2008

Leggete il messaggio pubblicato recentemente sul suo blog del fotografo David Burnett: Common sense, not very common.

La prima volta che è andato alla Casa Bianca per fotografare è stato nel 1967…

Ha varcato quel cancello come corrispondente diverse volte nell’arco della sua carriera, ma ultimamente ha avuto una sorpresa. Per la prima volta, la scorsa settimana, gli è stato impedito di entrare perché indossava un paio di jeans. A quanto pare, da un mese a questa parte non è più possibile entrare nell’Ufficio Ovale con indosso un paio di jeans, mentre prima era possibile.

Fashion is fashion! :o)

Christopher Anderson: sono un fotografo, non un photojournalist

Tuesday 4 November 2008

Ho ascoltato con interesse un’intervista che Jian Ghomeshi di QTV ha realizzato al fotografo Christopher Anderson.

Quest’ultimo non crede nell’oggettività della fotografia ed afferma che le immagini da lui realizzate rappresentano il suo punto di vista riguardo ad un evento o ad una situazione di cui è stato testimone.

Per cercare di spiegarsi in modo più chiaro, fa un paragone con il giornalismo scritto: il suo lavoro si avvicina più a quello di un’editorialista, che a quello di un giornalista di cronaca.
Con le sue immagini, non vuole semplicemente documentare la realtà, ma si propone di commentarla.

Christopher Anderson sostiene di esprimere le proprie opinioni utilizzando come strumento la macchina fotografica. Crede che sia molto importante, per un fotografo, comunicare al pubblico il proprio punto di vista sui fatti a cui ha assistito di persona. Allo stesso tempo però, ritiene fondamentale che questo processo avvenga nel modo più onesto possibile, senza “imbrogliare”.

Per chi conosce l’inglese è possibile leggere i commenti relativi a questa intervista scritti da altri fotografi della Magnum (Alec Soth, John Vink, lo stesso Anderson ed altri visitatori del blog della Magnum): qui

Caspita che copertina!

Wednesday 8 October 2008

Meno di un mese fa, leggevo online commenti di persone che critivano l’ultima trovata di Jill Greenberg: la fotografa aveva osato trasfomare una foto, che lei stessa aveva scattato al candidato alla presidenza degli Stati Uniti (il senatore McCain), in due caricature un po’ kitch. Per questo fatto gliene hanno dette di tutti i colori, in particolare è stata definita infantile e non professionale. (Provate a leggere i commenti al messaggio apparso su PDNPulse). Tra l’altro la Greenberg, nell’intervista-scoop rilasciata a David Walker, ha dichiarato che durante la seduta fotografica ha riservato un’ultimo scatto per illuminare il candidato volutamente in un modo poco adulatorio, all’insaputa di McCain e del suo staff.

Successivamente, la fotografa di Beverly Hills, mediante il fotoritocco, ha sostituito la bocca del senatore con dei denti insanguinati simili a quelli di un barracuda ed ha pubblicato il fotomontaggio direttamente sul suo sito. Non contenta ne ha realizzato un’altro in cui una scimmia faceva la cacca su…
Vabbé, se fate qualche ricerca approfondita sul Web, quelle foto le trovate e ve le guardate con calma.

Oggi ho scoperto, che la rivista New York è stata premiata, per aver pubblicato la migliore copertina dell’anno, dall’American Society of Magazine Editors (ASME): un’associazione no-profit, rappresentante 850 editori degli Stati Uniti.
La copertina che ha vinto è costituita da una foto che ritrae Eliot Spitzer, vestito in giacca blu e cravatta rossa, con una camicia bianca, pantaloni blu e lucide scarpe scure. E’ stato fotografato in piedi, da un punto di vista leggermente rialzato, per cui le gambe appaiono leggermente più corte di quello che dovrebbero essere. E’ sorridente, lo sfondo è bianco e l’illuminazione non è né dura, né morbida, ma una via di mezzo. Spitzer ha ricoperto il ruolo di governatore dello stato di New York per circa un anno; pochi mesi fa è stato costretto a dimettersi per il suo coinvolgimento in uno scandalo a luci rosse. Quello che mi ha colpito delle copertina, però è questo: vi è disegnata sopra una lunga freccia rossa, con la scritta “cervello”, che punta in direzione del cavallo dei pantaloni di Spitzer.

C’è da chiedersi, se quando è stata realizzata la foto di copertina del New York magazine qualcuno della rivista abbia detto ad Eliot Spitzer: “Senta… noi prenderemo questa fotografia, aggiungeremo la scritta - cervello - e disegneremo una freccia in direzione del suo pene! Lei è D’ACCORDO?!”

In entrambi i casi le fotografie sono state manipolate, seppure in modo diverso, ed anche un bambino otto anni è in grado di capirlo, fin dalla prima occhiata. Naturalmente le due situazioni non sono identiche, ma ci sono numerose differenze; il punto è questo: le differenze sono tali per cui la Greenberg si meritava tutte quelle critiche, mentre il New York magazine si è beccato il premio per la migliore copertina?!

Photoshop Disasters

Thursday 20 March 2008

A proprosito di eccessivo Fotoritocco, visitate il sito:
http://photoshopdisasters.blogspot.com/

Il fotografo John Vink e la libertà di documentare

Tuesday 18 March 2008

In un messaggio apparso sul blog della agenzia fotografica Magnum, John Vink si chiede come mai “giustizia” e fotografia non riescano proprio ad andare d’accordo.

Il fotografo scrive dalla Cambogia a proposito del Khmer Rouge Tribunal (ECCC). Il suddetto tribunale ha negato ai Media l’accesso al luogo dove Duch - ex leader dei Khmer Rossi, ora sotto la custodia del tribunale - avrebbe dovuto testimoniare.

Vink sostiene che i fotografi siano stati minacciati di finire sul libro nero dell’ECCC se avessero fotografato il prigioniero

Dovendo documentare l’evento, si è trovato “costretto”, quindi, a modificare i suoi piani ed a fotografare situazioni di contorno: alcuni poliziotti ad un posto di blocco, delle guardie sedute su di una panchina e l’auto bianca su cui viaggiava Duch durante il tragitto dalla prigione verso il luogo dell’indagine; questo è tutto ciò che è riuscito a documentare.

Ciò che Vink non riesce proprio a digerire è il fatto che ad un team, composto da Jean Reynaud e Rémi Lainé, è stato garantito l’accesso per fare riprese video; mentre il tribunale ha negato ai fotografi ed agli altri membri della stampa la possibilità di raccontare in prima persona gli eventi.

In un comunicato stampa ufficiale, l’ECCC spiega le motivazioni di questa scelta: Comunicato stampa del 3 marzo 2008.

Motivazioni che non convincono Vink; secondo quest’ultimo le fotografie che avrebbe potuto realizzare sarebbero state un vero e proprio documento storico, con valore educativo, oltre che una preziosa testimonianza, se solamente le autorità gli avessero consentito di assistere agli eventi…

Sul luogo erano presenti vittime e testimoni: se alla fine sono comunque i giudici che decideranno quali contenuti potranno essere pubblicati e quali no, il fotografo della Magnum si chiede se a testimoni e vittime sarà garantito lo stesso equo ed imparziale trattamento.

Dopo aver pubblicato il messaggio, John Vink ha commentato di essere dispiaciuto per due ordini di motivi: una mancanza di fiducia nei sui confronti da parte di qualcuno ed il fatto che il ruolo della fotografia, come documento storico, sia stato completamente ignorato.

Il link: The Khmer Chronicles / Issue Nr 7: Justice and Photography don’t mix?

Argomenti correlati:
- Il business delle Olimpiadi ed il fotoreporter embedded

Fotografia di reportage: immagini più o meno costruite

Saturday 15 December 2007

In questo video che ho girato al Photoshow di Milano un po’ di tempo fa, il fotografo Alberto Roveri, collaboratore della rivista Panorama, spiega che per fotografare l’abbazia di Sappada (ho scritto giusto il nome?) ha dovuto portare sul posto un frate benedettino.

Alberto Roveri al Photoshow

I frati benedettini non vivono più nell’abbazia, tuttavia il fotografo dice: “L’ abbazia l’hanno costruita loro, ci hanno lavorato fino a pochi anni fa” e quindi secondo lui non avrebbe avuto senso fotografare l’abbazia senza un frate, così ci ha pensato il fotografo a portarselo dietro.

La foto realizzata da Nan Goldin non è indecente

Friday 26 October 2007

Il Sun scrivere che la fotografia posseduta da Elton John sequestrata dalla polizia il mese scorso non è indecente.

La fotografia, realizzata dalla fotografa Nan Goldin, ritrae due ragazzine nude. Il CPS (Crown Prosecution Service) afferma che le prove non sono sufficienti per giustificare un procedimento giudiziario.

Ne avevo parlato qui.

Leggi: l’articolo del Sun

Fotografi Testimonial

Thursday 18 October 2007

Il mese scorso, sul suo blog, Sandro Iovine ha eseguito il seguente sondaggio.

Premessa, dal blog di Sandro si legge:

Alla presentazione della nuova reflex Sony hanno presenziato in qualità di testimonial tre fotografi dell’Agenzia Magnum Photos: Richard Kalvar, Thomas Dworzak e Patrick Zachmann.

[...]

Insomma Magnum Photos oltre che nella produzione di immagini di elevato contenuto tecnico si sta specializzando in quella testimonial che girano il mondo per promuovere l’immagine di prodotti connessi al mondo della fotografia.

Domanda: “COME GIUDICHI IL RUOLO DI TESTIMONIAL DEI FOTOGRAFI MAGNUM?

Il sondaggio ha ottenuto i seguenti risultati.

voti: 94

Risposte…

Negativamente: 46% (danneggiano l’immagine del fotogiornalismo)

Indifferentemente: 36% (non cambia nulla, accade in tutti i settori)

Positivamente: 17% (è un apporto alla cultura fotografica)

Link:
Testimonial Magnum
risultati del sondaggio

Tra parentesi, lo sapete che chi fotografa le partite di football americano nella NFL è obbligato ad indossare una giacchetta rosa con lo sponsor in bella vista? (Senza ricevere alcun compenso dallo sponsor)
Leggete qui (in inglese)

Non credo che un fotografo della Magnum che promuova una macchina fotografica danneggi l’immagine del fotogiornalismo, penso che siano altri i fattori di cui preoccuparsi.

Per esempio, nel messaggio del 2 agosto, intitolato Il business delle Olimpiadi ed il fotoreporter embedded, ho segnalato un articolo apparso su una rivista inglese, in cui Stuart Franklin spiegava i motivi per cui alla Magnum risulta impossibile firmare un contratto che consenta ai fotografi della cooperativa di documentare i lavori di costruzione del sito olimpico in cambio della cessione del diritto al comitato organizzatore di modificare o alterare le fotografie da loro realizzate.

Secondo voi un contratto di quel tipo non danneggia l’immagine del fotogiornalismo?

Il 27 settembre sul blog PDNPulse è comparso un messaggio: “Beastie Boys Want To Own Your Photos” in cui l’autore invitava i lettori ad inviare alla redazione esempi di contratti che i musicisti fanno firmare ai fotografi per concedergli la possibilità di fotografare ai loro concerti. Oggi gli è arrivato un altro esempio di contratto pessimo, leggete: “Are You With The Band?” (in inglese)

Diritti e doveri dei fotografi negli Stati Uniti

Friday 12 October 2007

Ho trovato una breve guida sui diritti e sui doveri dei fotografi negli USA.

Il link: ThePhotographersRight

Fotografare le tragedie: consigli dello psicologo.

Wednesday 10 October 2007

Grazie al blog di PDN sono venuto a conoscenza di una ricerca effettuata da Paul Slovic, citata sul Columbia Journalism Review in un articolo intitolato: “What Journalism Can’t Do“, con sottotitolo: “In covering catastrophe, how can journalism make a difference?“.

If Slovic is right, then the challenge for journalism is to cover genocide and other “psychically numbing” catastrophes in ways that move beyond the big picture to the wallet-sized photo that attaches a single human face to the tragedy.

La ricerca la potete leggere su Decision Research

Argomento correlato:
Il fotografo di Minneapolis e la tragedia del ponte