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Archivio della Categoria 'foto e accessori'

Fotografo o pistolero?

Tuesday 30 September 2008

Questo video mi ricorda i film western con i pistoleri che sfoderavano dal cinturone la loro pistola, la facevano roteare per cinque secondi sul dito indice e poi sparavano ad una lattina di pomodoro che si trovava in mezzo ad una strada polverosa a cento metri di distanza dal tiratore.

Magari qualcuno di voi troverà utile questo accessorio…

Battery Pack economici per flash da studio

Monday 8 September 2008

Ho appena scoperto l’esistenza di questo battery pack per flash da studio: Explorer XT della Innovatronix.
Il grafico presente sul sito del produttore ne indica la compatibilità con gran parte dei flash professionali presenti in commercio.

Mi ha colpito il prezzo, che è molto più basso rispetto a quello dei battery pack prodotti da altre aziende.
Purtroppo non ho la possibilità fare un paragone accurato ed approfondito tra L’Explorer XT ed i suoi concorrenti, per una recensione del prodotto in oggetto rimando a questo sito in lingua inglese: DIYphotography.

La mia wish list

Wednesday 28 November 2007

Lo so che nessuno di voi si sognerebbe mai di farmi un regalo, specialmente sapendo che in cambio non riceverà nient’altro che un rigranziamento pubblico su questo sito.

Tuttavia ho pensato di redarre una lista di oggetti che mi piacerebbe poter avere. In questo elenco ci sono molti libri fotografici, più qualche accessorio che mi potrebbe essere utile per fotografare…

la wish list di Michele Trecate (clicca per guardare)

Se decidete di farmi un regalo, non aspettatevi niente in cambio. Farò solo una recensione su Scrivere con la Luce dell’oggetto che riceverò e vi rigrazierò pubblicamente nel messaggio relativo alla recensione. Più di questo non posso fare.

Un softbox made in Ikea

Wednesday 28 November 2007

Riaz Missaghi vi spiega, sul suo blog (in inglese), come costruire un economico softbox con materiali acquistati all’Ikea.

Il link: Ikea Photography - Tent Softbox

Argomenti correlati:
- un pannello riflettente a soli due Euro
- costruire un softbox con una scatola delle scarpe
- un set fotografico per Still Life fai-da-te
- illuminazione nel ritratto: un ombrello ed un softbox

Vivitar 285: l’Harley Davidson dei flash

Saturday 10 November 2007

flash vivitar

Una delle prime immagini che mi vengono in mente quando penso alle Harley Davidson, sono le moto personalizzate: i chopper.

So che Harley e chopper non sono esattamente la stessa cosa, ma è anche vero che è difficile trovare due Harley Davidson identiche: i proprietari di queste moto cercano sempre di personalizzare le loro “compagne” di viaggio con accessori particolari, decorazioni ricercate e componenti aggiuntivi.

Se si effettua una ricerca in rete si scopre che ci sono i customizer: appassionati o professionisti che dedicano tutte le energie per progettare e creare nuovi componenti per le Harley in commercio. Insomma, dei veri e propri designer. Qualcuno li chiama addirittura “stilisti”.

Le Harley sono motociclette di grande cilindrata, comunque sopra i 750 cc, pensate per i lunghi viaggi e che producono un caratteristico, e non sempre gradito, rumore di scarico, ci racconta Wikipedia.

Il flash Vivitar 285 sembra aver qualcosa in comune con le Harley.

I primi esemplari furono prodotti negli anni Settanta , i modelli 283 e 285 ebbero un grande successo ed a tutt’oggi ci sono migliaia di appassionati e fotografi professionisti che continuano ad utilizzarli.

Il Vivitar 285 è un flash portatile con numero guida 36 (zoom in posizione normale); un numero guida di tutto rispetto, per un flash da montare sul contatto a caldo della macchina fotografica. Le dimensioni non sono proprio da peso piuma, ma si riesce comunque a reggerlo con una mano.
Non è un flash TTL, ma per me e per voi, non è un problema…

Il funzionamento è molto semplice: nella parte anteriore c’è una manopola, che regola la potenza del lampo. In posizione “M” la potenza è massima, se si vuole dimezzarla si può ruotare la manopola in corrispondenza del valore di “1/2″, se il lampo è ancora troppo forte lo si può regolare sul valore di “1/4″ o, addirittura, di “1/16″. Ciò significa che consente, a differenza di tantissimi modelli di flash nuovi e magari anche dalla tecnologia sofisticata, un controllo manuale dell’intensità del lampo. Questa è la cosa più importante!

Può funzionare anche in modalità automatica, se si imposta la manopola su uno dei seguenti colori: giallo, rosso, blu, viola. Tuttavia, non credo che sia questa la carattersitica più interessante di questo flash, per il tipo di uso che ne faccio, comunque sappiate che a 100 iso…

Giallo: diaframma alla massima apertura, head zoom in posizione normale, distanza tra 1,8 e 18 metri.

Rosso: diaframma a media apertura, head zoom in posizione normale, distanza tra 1,5 e 9,1 metri.

Blu: diaframma molto chiuso, head zoom in posizione normale, distanza tra 0,7 e 4 metri.

Viola: diaframma chiuso al massimo, head zoom in posizione normale, distanza tra 0,7 e 3,3 metri.

Questi flash rappresentano una soluzione economica e pratica se si vuole realizzare uno studio fotografico portatile, relativamente leggero e senza spendere cifre esorbitanti: con due Vivitar 285, due ombrelli fotografici, due cavalletti, la macchina fotografica, un telecomando e due receiver si dispone di tutto il necessario per controllare la luce in moltissime situazioni, all’aperto o al chiuso.

Tempo fa un negozio di New York effattuava modifiche ai Vivitar 283 e 285. Trasformava questi modelli in flash più potenti, flessibili e sostituiva la parabola di serie con una nuova: venivano chiamati gli Armatar Vivitar. L’NVS-1 era, invece, un Vivitar 283 modificato a potenza raddoppiata, con parabola modificata, realizzato dal signor Stuessy; è molto difficile trovarne uno sul mercato dell’usato.

Sui siti di aste online è ancora possibile trovare piastre in metallo che sostituiscono il piede in plastica dei Vivitar.

Esempi di Vivitar modificati:
- esempio 1 di Vivitar modificato (spiegazione in inglese)
- esempio 2 di Vivitar modificato (spiegazione in inglese)
- esempio 3 di Vivitar modificato (spiegazione in inglese)
- esempio 4 di Vivitar modificato (spiegazione in inglese)
- Foto di alcuni Armatar Vivitar
- A versatile manual power control for the Vivitar 283 (spiegazione in inglese)
- altro esempio di modifica (spiegazione in inglese)
- Azienda che effettua modifiche e vende batterie (in inglese)

Altre risorse:
- il ritorno di un classico (283) (articolo in inglese)
- Vivitar 285HV: recensione di Popphoto (articolo in inglese)
- Un articolo del New York Time del 1992 (in inglese)

Attenzione: alcuni vecchi modelli, in particolare quelli che non sono contrassegnati dalla sigla 285HV, potrebbero danneggiare le nuove fotocamere reflex digitali, se collegati tramite contatto a caldo con esse.

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usare il flash

Usare il flash separato dalla macchina fotografica: fotocellule

Monday 29 October 2007

Fotocellula per flash Molte persone non usano il flash, perché credono che con questo strumento non si possano realizzare foto dall’aspetto naturale.

Questo perché hanno ben presente il brutto effetto che il flash incorporato nella macchina fotografica produce quando si fotografa in ambienti poco illuminati: si ottengono infatti fastidiose ombre dai contorni ben delineati che rovinano lo sfondo, ombre che nella realtà non c’erano, ma sono state provocate dal lampo innescato dal fotografo. Per non parlare del diabolico fenomeno degli “occhi rossi”.

Flash La prima regola per ottenere delle foto dall’aspetto naturale utilizzando il lampo è quella di non utilizzare il flash incorporato nella fotocamera da solo, ma di adoperarne anche uno separato.

Le fotocellule sono gli strumenti che consentono di far scattare il secondo flash insieme a quello della macchina fotografica.

Si posiziona il secondo flash ad una distanza di qualche metro dalla macchina fotografica e quando si preme il pulsante di scatto, il lampo emesso dal flash presente sulla fotocamera comunica alla fotocellula di far scattare anche il secondo flash.

In questo modo, chi fotografa può dar sfogo alla propria creatività, essendo in grado di controllare, in parte, l’illuminazione della scena: l’uso di un secondo flash consente di minimizzare o eliminare completamente il problema degli “occhi rossi”, orientare in una direzione di propria scelta le ombre create dal lampo, evitare riflessi indesiderati su superfici riflettenti, ecc.

Il trucco, per ottenere risultati naturali, sta nel sapere dove posizionare il secondo flash, nel decidere come orientarlo e stabilire il rapporto tra l’intesità delle diverse fonti luminose. Occorre fare diverse prove.

Possibili problemi e soluzioni: il prelampo delle macchinine fotografiche digitali, la “malefica” funzione anti-occhi-rossi.

I lampeggiatori delle macchine fotografiche digitali solitamente emettono un prelampo per misurare “meglio” l’illuminazione della scena. Questo prelampo fa scattare in anticipo il secondo flash e la scena non risulterà illuminata come sperato. Sul mercato esistono delle fotocellule in grado di ingorare il prelampo e far scattare il secondo flash al momento giusto.

La “malefica” funzione anti-occhi-rossi inganna le fotocellule, la soluzione per risolvere il problema è semplice: disattivarla e non utilizzarla mai più.

Le fotocellule si rivelano utili per superare uno dei limiti principali delle macchine fotografiche compatte: la mancanza di una slitta con contatto per il flash.

Esistono altri metodi che consentono di utilizzare un flash separato dalla macchina fotografica: radio trigger con receiver e cavi sincro.

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Fotografare con il flash
Occhi rossi e fotografia con il flash
Imparare a fotografare

Se avete già utilizzato un flash separato dalla macchina fotografica potete rispondere a questo sondaggio:

[poll=3]

E’ da quasi due anni che non fotografo a pellicola

Thursday 4 October 2007

film pellicole Le pellicole che vedete in questa fotografia le ho acquistate circa due anni fa.

Sono ancora imballate.

Ogni tanto questa confezione di pellicole mi ricapita tra le mani, penso che prima o poi la aprirò. Ma non lo faccio mai…

Sono le ultime che ho acquistato.

Ormai fotografo solo in digitale. Sono passati quasi due anni dall’ultima volta che ho inserito un rullino in una macchina fotografica.

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fotografia analogica

Non vuoi farti fotografare?

Wednesday 16 May 2007

Comprati un flickrblockr, divertente!

http://www.flickrblockrs.com/

Video: utilizzare macchine fotografiche radicomandate

Friday 13 April 2007

Robert Hanashiro, fotografo di USA Today e fondatore di SportsShooter.com, mostra e spiega in una serie di video, quale sia l’attrezzatura necessaria per fotografare attivando la macchina fotografica con un radiocomando (remote camera).

1) Cavalletti da tavolo su cui posizionare la macchina fotografica.

2) I super clamp: sono dei robusti morsetti capaci di resistere anche alle schiacciate di Shaquille O’Neal.

3) Testa a sfera per treppiede. (R.H. confessa di cercare spesso nel mercato dell’usato un particolare modello di testa a sfera che andava molto bene, ma non è più in produzione)

4) I magic arm, che consentono di posizionare la macchina fotografica a diverse angolazioni. (Alcuni vecchi modelli non sono buoni, poiché non consentono di posizionare la fotocamera con precisione)

5) Floor Plate: pedane da posizionare a terra su cui fissare una o più fotocamere.

6) Trigger: i radiocomandi. Robert utilizza i PocketWizard Multimax; i suoi operano su un canale dedicato, per evitare possibili interferenze con quelli di altri fotografi.

7) Cavi di sicurezza: uno da fissare attorno alla macchina fotografica ed uno per l’obiettivo.

8) Mirino angolare: da certe angolazioni, non è possibile guardare nel mirino delle reflex, con questo oggetto si può.
In alternativa, esistono i digital view finder (Zigview R): piccoli monitor orientabili che mostrano quello che si vedere dal mirino della reflex.

9) Il monopiede.

10) Per saperne di più, andare a vedere il video…

Il video: Remotes with Robert Hanashiro at Sports Shooter Academy

Un kit flash per tutte le occasioni

Friday 23 March 2007

La rivista Pop Photo ha pubbicato un articolo, intitolato “Lights Your Way” di Peter Kolonia, in cui si affronta l’argomento della scelta delle luci da studio (o da location).

Questi kit sono utili per ritratti, per fotografia d’interni e per realizzare still life dall’aspetto professionale…

Con questo tipo di attrezzatura, si ottengono risultati, che sarebbero impensabili, fotografando solo con la luce ambiente o con l’uso del flash della macchina fotografica.

Quale tipo di kit acquistare? La rivista propone una serie di alternative: una per la fotografia in location, una per lo still life ed una per il ritratto in studio.

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