Il “Fattore umano” nella fotografia industriale degli anni ’30

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Negli anni ’30, due professori dell’Harvard Business School, Donald Davenport e Frank Ayres si resero conto che i loro studenti avevano solo una vaga idea e per lo più irrealistica riguardo alla manodopera nelle industrie.

Quali compiti svolgevano gli operai? Che ruolo avevano nella gestione dei macchinari?

Gli studenti identificavano il lavoro come una commodity (un’attività banale, semplice da realizzare, che non richiedeva particolari abilità) e tendevano ad ignorarne la componente umana.

Per questo motivo, i due professori scrissero alle principali aziende del paese, richiedendo delle fotografie che illustrassero il rapporto tra operai e macchinari. Davenport battezzò questo legame: “the human factor“.

La risposta fu positiva: le aziende inviarono stampe fotografiche, molte delle quali erano già apparse in pubblicità e rapporti societari.
Complessivamente, Davenport e Ayres acquisirono oltre 1.200 immagini, da più di 115 imprese, alcune delle quali straniere.

Pochi anni prima la famosa business school, aveva introdotto un nuovo metodo di studio, basato sull’analisi di casi reali. In tale prospettiva, secondo i professori dell’università, quelle immagini sarebbero state utili agli studenti di economia aziendale, perché ritraevano in modo chiaro i problemi legati al rapporto tra i lavoratori e gli impianti industriali.

Le immagini che ho visto – sono quelle che si trovano sul sito dell’università (alla pagina: The Human Factor) – hanno tutte una caratteristica in comune: sono perfette per la pubblicità e la propaganda!!! Mitizzano il lavoro operaio e la grande fabbrica di quel periodo. Bellissime!

Molte di queste fotografie sono opera di Lewis Hine: uno dei migliori fotografi documentaristi del primo Novecento. La selezione delle immagini che sono finite sui banchi di Harvard, sembra però, che si riferiscano solo ad una parte del suo lavoro: quella apparsa nel suo libro intitolato “Men at Work” (sottotitolo: “Photographic Studies of Modern Men and Machines“) e pubblicato nel 1932.

Ian Jeffrey, nel suo saggio dedicato alla storia della fotografia, a proposito delle fotografie di Men at Work, scrive:

…ritraggono i lavoratori come robusti eroi in pose monumentali accanto a monumentali macchine…

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Sono immagini di propaganda: utili a creare un senso di appartenza all’azienda, a stimolare la produttività dei lavoratori, a motivarli e a rassicurare gli investitori. Quelle fotografie sembrano comunicare: “Guarda che impianti all’avanguardia, che abbiamo! Guarda come sono bravi, forti ed eroici i nostri lavoratori!“.

Erano proprio queste le fotografie più adatte da mostrare agli studenti di economia aziendale per renderli consapevoli dell’importanza del ruolo della componente umana nell’attività d’impresa?

L’idea di Donald Davenport e di Frank Ayres, di utilizzare le fotografie per illustrare ai propri studenti i “casi aziendali”, era brillante.
Tuttavia, non sarebbe stato meglio commissionare direttamente ad un fotografo questo compito?

Due libri:
Fotografia (di Jan Jeffrey)
Men at Work (L. Hine)

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